giovedì 26 gennaio 2012

YouTrend intervista Gianluca Iannone


Gianluca Iannone è il fondatore e il presidente di CasaPound Italia. Giornalista, cantante, politico, mente e anima del movimento, nelle ultime settimane ha fatto molto parlare di sé per le dichiarazioni sulla morte del procuratore aggiunto di Roma, Pietro Saviotti. YouTrend gli ha sottoposto una serie di domande per cercare di comprendere cosa ruota attorno allo stabile occupato di via Napoleone III all’Esquilino. Ecco le sue risposte.
Cos’è CasaPound? Quando, come e perché si forma?
“CasaPound nasce la notte del 26 dicembre 2003 come OSA (Occupazione a Scopo Abitativo) per dare un tetto a diciotto famiglie romane in stato di emergenza abitativa. Il palazzo diventa presto un centro di aggregazione politica, culturale e sociale per moltissimi giovani di tutta Italia desiderosi di cambiare una politica anti-nazionale fatta di speculazioni e interessi privati. Negli anni si sono formate in tutta Italia associazioni direttamente o indirettamente ispirate alla nostra battaglia e al nostro modo di vivere e pensare la politica. Nel 2008 è nata l’associazione di promozione sociale Casa Pound Italia come coordinamento su tutto il territorio nazionale di tutti questi giovani e queste associazioni”.
Lei è il leader di CasaPound Italia, nonché  fondatore e cantante del gruppo musicale simbolo del movimento, gli ZetaZeroAlfa, e direttore di Radio Bandiera Nera e di “Occidentale”. C’è il rischio di una sorta di “one man show”, una dipendenza accentratrice attorno alla sua figura e una totale identificazione Iannone-CasaPound?
“Assolutamente no, l’unica identificazione che esiste tra i nostri militanti è quella nell’Idea”.
Il fronte dell'edificio sede di CasaPound fino a qualche giorno fa…
Il messaggio che promana dai manifesti e dalla propaganda del movimento è che il programma economico di CasaPound sia incentrato in gran parte sulla questione della casa di proprietà e del mutuo agevolato (sociale). Quali sarebbero i provvedimenti di urgenza che il governo dovrebbe adottare in questo momento?
“La questione della casa di proprietà in realtà sarebbe facilmente risolvibile anche a livello locale, regionale o comunale a seconda dei singoli statuti, senza bisogno di una manovra del governo nazionale. Ma ovviamente andrebbe a minare gli interessi di chi col mattone ha costruito imperi miliardari e soprattutto lobbies politiche potentissime sulla pelle dei cittadini, quindi nessuno vuole muovere un dito per risolvere il problema. Se CPI fosse al governo di sicuro farebbe tutto il possibile per subordinare i mercati e la finanza allo Stato e metterli al servizio del popolo italiano. È criminale strozzare e dissanguare i cittadini perché si devono “tranquillizzare” i mercati e le borse”.
…e come appare oggi, dopo essere stato "intitolato" all'attore teatrale Carmelo Bene
Voi sostenete un intervento statale accentuato nella vita del cittadino, supportando un modello di welfare-state molto forte: come giudicate la manovra Monti? Su chi dovrebbe gravare la messa in ordine dei conti pubblici?
“La manovra Monti è assurda e deplorevole. Come dicevo prima, il pensare che le tasche degli Italiani possano essere svuotate perché si deve avere più credibilità nei mercati internazionali è degno del peggior incubo orwelliano. Questa è la classica manovra di chi vede il cittadino come un mezzo per aumentare i guadagni, di chi pensa prima di tutto ai flussi internazionali di denaro prima che al bene del proprio popolo. In questo paese poi c’è l’abitudine criminale di utilizzare tutto ciò che è pubblico per finanziare i propri interessi, quelli del proprio partito, della propria loggia o della propria lobby. Se si va a guardare lo spreco di denaro pubblico per i finanziamenti ad associazioni private si capisce benissimo dove potrebbero trovarsi i soldi per risanare un’economia volontariamente portata allo sfascio”.
La visione economica di CasaPound è molto “sociale”: ma è realistica un’Italia senza immigrati? Sarebbe un paese economicamente prospero e sostenibile?
“Il problema dell’immigrazione in realtà è molto più complesso di come viene presentato abitualmente. Non è solamente un problema, tra l’altro falso, di forza lavoro. Che poi anche il fatto di pensare una persona solamente in ottica di risorsa lavorativa o forza lavoro fa capire cosa pensino i nostri governanti dell’essere umano: come ho detto prima, solamente un mezzo per aumentare i guadagni. Pensare un mondo senza flussi di milioni di immigrati vorrebbe dire pensare un mondo dove nessuno è costretto a fuggire dal proprio paese portato alla fame da chi vuole spremerne fino all’ultima goccia le risorse naturali o strategiche. Vorrebbe dire pensare un mondo in cui ogni persona è ancorata al proprio popolo, alla propria cultura e alla propria storia e parte integrante di una comunità nazionale che può decidere da sola le sorti sue e dello Stato”.
Come si può aumentare la competitività?
“Si deve prima di tutto aumentare la competitività a livello nazionale, dando più peso ai nostri settori più importanti e strategici, siano essi industriali, energetici o commerciali, in modo da rendere solida la crescita economica, la produttività e in tal modo anche la richiesta di lavoro. Si deve dare grandissima importanza alla formazione universitaria strappandola ai baroni che su di essa parassitano e rendendola meno accademica per fare in modo che dalle università esca la futura classe dirigente e non dei bamboccioni trentenni. Soprattutto si deve dare peso politico a tutti i settori del lavoro rendendoli partecipi delle decisioni più importanti della vita politica nazionale”.
Qual è il suo giudizio sull’Euro e sul processo di integrazione europea? L’Euro può continuare a esistere nella sua forma attuale? Qual è il pensiero di CasaPound riguardo al movimento euroscettico?
“L’Euro è potenzialmente uno strumento e un’arma molto forte, capace in teoria di mettere in seria difficoltà, se non di minare fino alle fondamenta, il monopolio del Dollaro. Potenzialmente dico, perché affinché sia un’arma in questo senso è necessaria un’Europa che sia davvero unita, forte e salda nei suoi componenti nazionali e che non sia solamente una burocrazia stantìa in mano a una banca centrale gestita da uomini di una holding americana come la Goldman Sachs che difficilmente antepone gli interessi europei ai propri guadagni”.
Rapporto tra etica ed economia: quali vorreste fossero i principi-guida del sistema finanziario/economico/politico del paese?
“In realtà ne basterebbe solo uno e molto semplice: gli interessi del proprio popolo, della propria Nazione e dell’Europa vengono prima di tutto. Il mercato, l’economia e la finanza devono essere strumenti di questi interessi e per tanto devono essere subordinati al benessere pubblico e comune”.
Le banche vengono avvertite da più parti e in misura sempre maggiore come il “nemico pubblico”. Qual è la posizione di CasaPound al riguardo?
“Siamo d’accordo ma bisogna fare attenzione a non cadere nelle solite trappole demagogiche dell’antipolitica alla Grillo. Dire che le banche sono nemiche è giusto ma bisogna saper spiegare che dietro alle banche ci sono holding finanziarie internazionali, grandi famiglie miliardarie che vedono la politica nazionale come un ostacolo ai propri interessi che sono internazionali e internazionalisti. L’anti-politica è un boomerang perché porta allo sconforto, al menefreghismo e soprattutto al distacco verso il senso di Stato e Nazione. Non serve anti-politica, serve la vera politica”.
L’ondata di pacchi bomba verso Equitalia ha generato unanime condanna: dal vostro punto di vista come pensate si evolverà la situazione nel breve e nel medio periodo?
“Quello delle bombe ad Equitalia è un episodio gravissimo. Perché non si può pensare a una politica fatta di attentati e bombe. Perché non si può dare corda a chi vorrebbe le tensioni e le stragi per far passare sotto banco le sue trame strategiche e politiche. Soprattutto perché episodi del genere ostacolano le battaglie sociali di chi davvero combatte contro l’abominevole legge che dà ad Equitalia poteri praticamente illimitati contro i cittadini. Tutti quelli che da mesi raccolgono firme per abrogare questa legge ora hanno mille difficoltà in più nel portare avanti la battaglia”.
Come e perché ci si può definire “fascisti” oggi? Come si concilia un lessico politico “del passato” con un mondo così diverso e un contesto totalmente differente da quello in cui il termine è nato?
“Quando si parla di fascismo come una cosa del passato, francamente, mi metto a ridere. Qualcuno sa dirmi un’Idea più recente e originale del fascismo? La democrazia nasce ad Atene secoli avanti Cristo, il capitalismo, il socialismo e il comunismo nascono nell’800. Soprattutto ricordiamo che l’essenza stessa del fascismo sta nella continua sintesi per trovare una soluzione a qualunque problema purché si mantenga una visione etica, quasi mistica, dell’esistenza e dell’approccio alla vita. Il fascismo è slancio verso il futuro”.
Giornalismo e libertà di stampa: Iannone giornalista come vede le limitazioni adottate all’epoca dal regime fascista?
“Durante il fascismo Nicola Bombacci, fondatore del Partito Comunista, stampava in libertà il suo giornale “la Verità” e lo distribuiva tranquillamente ai suoi abbonati senza restrizioni. Durante il fascismo c’era continuo confronto, anche accalorato, su tutti i temi politici: basti pensare che Evola poteva polemizzare tranquillamente contro la decisione di Mussolini di fare il Concordato o che Berto Ricci, direttore de l’Universale, sulle pagine del suo giornale poteva polemizzare in tranquillità – anche con parole piuttosto pesanti – contro Roberto Farinacci, uno degli esponenti di spicco del PNF e del governo fascista. Ora invece se qualcuno scrive qualcosa di politicamente scorretto sulla propria pagina personale di facebook viene censurato, messo alla gogna e denunciato. Quindi, da giornalista, dico che in quest’epoca di censura e di dittatura forcaiola e bigotta chiamare “limitazioni” quelle del regime fascista è assai ridicolo”.
CasaPound combatte contro la massificazione ideologica ma i suoi militanti si autodefiniscono “fascisti del terzo millennio”. Il fascismo ha dato vita a una massificazione ideologica?
“Il fascismo è stato e continua ad essere anti-ideologico. Mussolini stesso definì il fascismo come “rifugio di tutti gli eretici, chiesa di tutte le eresie”. Forgiare una Nazione, un’identità e una volontà nazionale di certo non può essere definito come un processo di massificazione: questa può esserci solo dove le nazioni e i popoli non esistono più”.
Educazione e formazione: voi sottolineate l’importanza di creare una cultura di “destra”. Quali sono i modelli culturali più immediati di CasaPound Italia?
“Innanzitutto bisogna uscire dalla concezione di cultura di destra e di sinistra. Troppo spesso abbiamo assistito a scene grottesche e ridicole di rivendicazioni infantili da parte di alcune formazioni politiche che si spartiscono le figure culturali. Noi abbiamo omaggiato personaggi di sinistra come Che Guevara, Rino Gaetano, Luciano Bianciardi eppure non ci siamo mai smossi dalle nostre radici. La spartizione e la lottizzazione della cultura le lasciamo a chi cultura non ha. Detto questo i nostri modelli più immediati sono quelli che si trovano scritti sui muri dell’ingresso di CasaPound e vanno da Pound a Mussolini, da Marinetti a Ballard, da Platone a Nietzsche, da Giordano Bruno a Drieu La Rochelle”.
Secondo lei, sotto il governo Berlusconi è mancato un ceto culturale tale da imporsi mediaticamente come era avvenuto con altri pensieri politici negli anni precedenti? Se sì, a cosa è dovuto questo “gap”?
“In Italia si è imposta nei media una pletora di persone difficilmente definibili “ceto culturale”. Se si pensa che oramai la cultura la fanno i comici oppure i salotti pseudo-intellettuali che acclamano i grigi esistenzialismi sconfitti del cinema italiano ci si fa un’idea della “cultura” ufficiale italiana. A Berlusconi come alla sinistra manca del tutto il ceto culturale, la differenza sta nel fatto che la sinistra è stata capace di occupare quasi con precisione militare tutti gli spazi della cultura con i propri uomini”.
Cosa pensa del berlusconismo e degli anni del governo Berlusconi? Qual è il suo maggior merito e il suo maggior demerito?
“Il maggior merito è stato indubbiamente quello di aver bloccato o rallentato per qualche anno il piano delineato nel 1992 dai dirigenti di Goldman Sachs e dai loro portaborse di privatizzare l’Italia e di svendere tutti gli asset strategici della nostra nazione. I vari Amato, Draghi e Prodi, tutti uomini Goldman Sachs si sono resi protagonisti della lottizzazione e svendita di Iri, Olivetti, Enel. Ora è arrivato Monti, advisor di Goldman Sachs, e guarda caso iniziano i problemi di Finmeccanica e le voci di lottizzazione e svendita. Il maggior demerito sta nel fatto di aver accentrato tutto sulla sua figura senza creare un’alternativa nazionale a una sinistra portaborse della finanza, facendo sì che alle sue spalle si siano spesso insediati arrivisti senza alcun progetto politico pronti solo al guadagno nell’immediato”.
Quali sono i rapporti di CPI con la destra moderata (PDL – Alemanno) e la destra estrema italiana (Forza Nuova etc.) ed europea (ex. Le Pen)?
“Con Alemanno rapporti non ce ne sono. Ci sono rapporti spesso personali con esponenti di diversi partiti e non solo di destra. Anche all’estero abbiamo rapporti personali con militanti di moltissimi i movimenti cosiddetti di “estrema destra” ma non si può dire che abbiamo rapporti con un partito piuttosto che con un altro”.
Negli ultimi anni si è assistito ad un aumento della popolarità di formazioni di destra/estrema destra in tutta Europa: secondo lei, a cosa è dovuto?
“Proprio al fatto che spesso queste formazioni si sono fatte portavoce della battaglia della libertà dei popoli dalla schiavitù dei mercati”.
CPI combatte un certo mondo della sinistra (centri sociali) sul suo campo (musica, aggregazione, socializzazione, volontariato), riscuotendo numerosi consensi. Quali sono le ragioni di questo successo in tempo di antipolitica e disillusione?
“Le ragioni stanno tutte nel fatto che noi, come detto, non cediamo il passo all’antipolitica ma anzi promuoviamo un’alternativa politica, sociale ed esistenziale in un mondo vuoto e conforme. Noi non faremo mai la parte degli arresi o degli eremiti che si rifugiano nella propria nicchia come invece fanno quelli che sono “indignati” da ciò che li circonda”.
CPI viene spesso mediaticamente (e non solo) dipinta come un’organizzazione che fa della “violenza” un proprio modus operandi. Cos’è per voi la violenza?
“Violenza è aggredire gli studenti che manifestano uniti in piazza perché non sono più sotto il controllo del partito. Violenza è denunciare un tuo avversario politico pur sapendo che è innocente per poterlo togliere di mezzo dopo che ti ha sconfitto politicamente. Violenza è chiedere la chiusura dei movimenti degli avversari perché non sono prostrati al diktat forcaiolo e omologante. Violenza è chiedere la chiusura di un movimento avversario perché un matto che si è definito una volta simpatizzante ha fatto una strage, mentre il partito di chi chiede la chiusura ha tra i suoi dirigenti mafiosi e stupratori. Violenza è aizzare sui giornali e sui siti alla caccia al fascista perché si è democratici. Violenza è sperare che prima o poi la tensione arrivi al culmine in modo da avere per giorni articoli da scrivere e nemici da attaccare da dietro una scrivania. Violenza è sperare nelle stragi e negli omicidi per poter rafforzare il proprio ruolo”.
Negli ultimi giorni, pesanti critiche le sono piovute addosso per la pubblicazione sul suo profilo personale facebook di un messaggio di esultanza per la recente scomparsa del procuratore aggiunto di Roma, Pietro Saviotti. Quest’ultimo aveva indagato su esponenti del Blocco Studentesco coinvolti negli scontri di Piazza Navona e aveva firmato la richiesta di arresto per Alberto Palladino. In che modo questo giustificherebbe il festeggiamento di un decesso?
“Non ho mai detto che devo o che voglio essere giustificato. Ho fatto un commento, sicuramente criticabile, su una persona che ha fatto arrestare un mio militante, un mio fratello, pur senza prove e solo sulle basi di dichiarazioni non confermate di un avversario politico. Solo trovo assurdo che questo mio sfogo sia stato censurato da tutti quando qualche giorno prima qualche decina di esponenti di un partitello di estrema sinistra inneggiava alla strage di Acca Larenzia senza che nessuno si fosse indignato allo stesso modo”.
Nella giornata di venerdì 13 gennaio, lei è stato sentito come “persona informata dei fatti” in merito all’inchiesta sulla gambizzazione dell’ex-Nar Francesco Bianco. Qual è la sua posizione e quella di CPI riguardo ciò che sta succedendo attorno alle commemorazioni della strage di Acca Larentia?
“Sono stato sentito solamente perché ho partecipato a una discussione calda su facebook (sempre lui…) a cui partecipò anche Francesco Bianco pochi giorni o pochi momenti prima che subisse l’attentato. Quanto alla commemorazione di Acca Larentia, per noi è un momento importantissimo perché è il momento in cui ricordiamo tutti i nostri caduti. Ci fa schifo vedere quattro scappati di casa che inneggiano alla strage mentre qualche sedicente giornalista monta teoremi sull’eversione nera cogliendo come occasione l’organizzazione di una commemorazione dei caduti di una strage. Strage ancora impunita e dopo la quale sempre qualche sedicente giornalista puntò il dito sulla pista interna per alimentare le tensioni e per difendere i figliocci assassini. Di certo poi non amiamo chi usa questi eventi come palcoscenico per mettersi in mostra. A scanso di ulteriori equivoci voglio sottolineare che tra questi opportunisti non faccio affatto rientrare Francesco Bianco a cui va il mio abbraccio e quello di tutta CPI con l’augurio di vederlo presto in piedi”. 
Lo scrittore Ezra Pound
CasaPound Italia ha annunciato la candidatura di una propria lista autonoma e di un proprio candidato alle prossime elezioni comunali romane. Qual è la ragione di questa “discesa in campo”?
“Siamo nati durante il regime Veltroni, sindaco di sinistra, e abbiamo visto la nostra città in mano al degrado, alle speculazioni, al servilismo nei confronti dei poteri forti e allo smantellamento dei servizi pubblici per ingrassare mani private. Abbiamo poi assistito a 4 anni di Alemanno, sindaco di destra, e abbiamo visto la nostra città in mano al degrado, alle speculazioni, al servilismo nei confronti dei poteri forti e allo smantellamento dei servizi pubblici per ingrassare mani private. Il nostro entrare in campo era quindi un dovere nei confronti di Roma e dei Romani”.
La figlia di Ezra Pound, Mary de Rachewiltz, nei giorni scorsi ha denunciato CPI per uso indebito del nome di suo padre. Che ne pensate?
“Forse se venisse qui da noi si renderebbe conto di aver preso una bella cantonata. Il nostro obiettivo è quello di continuare la battaglia di Pound, aderente al fascismo e alla Repubblica Sociale, contro l’usura e contro la politica dei camerieri delle banche e della finanza internazionale. Continuando la sua battaglia facciamo rivivere la sua memoria e le sue Idee. Non credo proprio che questo possa dispiacere alla signora de Rachewiltz”. 
Quali sono i progetti di CPI per il futuro?
“Ridare al popolo italiano la sua dignità e alla nazione il suo ruolo. Riprendersi tutto”.

mercoledì 25 gennaio 2012

Roma: CasaPound Italia, a ottobre prossima udienza della causa intentata da Mary de Rachelwitz


Roma, 24 gennaio - Ci vorrà quasi un anno perché entri nel vivo la causa civile intentata da Mary de Rachelwitz nei confronti di CasaPound Italia e iniziata questa mattina davanti al Tribunale di Roma. Nell’udienza introduttiva e del tutto interlocutoria, fa sapere CasaPound Italia in una nota, l’avvocato Domenico Di Tullio, che assiste Cpi, si è trovato costretto a eccepire la legittimazione ad agire della signora de Rachelwitz, che dovrà ora concretamente dimostrare il suo diritto a rivendicare il nome del poeta statunitense Ezra Pound. La causa è stata rinviata al prossimo ottobre.

‘’Questa mattina – afferma il leader di Cpi Gianluca Iannone - abbiamo lanciato una provocazione: intitolare per 24 ore il nostro movimento al grande genio ‘non conforme’ del Novecento italiano, Carmelo Bene. Lo abbiamo detto: è un omaggio a chi ha fatto della sua vita un’opera d’arte, come Bene, ed è una sfida contro i cultori dell’ortodossia del pensiero e contro tutte le gabbie. Materiali, come quella in cui Ezra Pound venne recluso da vivo, o filosofiche, come quella in cui qualcuno lo vorrebbe rinchiudere da morto, finendo, inconsapevolmente, per tradirne la memoria. Ezra Pound è, come Bene, un genio del ‘900. Appartiene a se stesso e a tutti gli altri, nessuno escluso’’.


martedì 24 gennaio 2012

Roma: da Ezra Pound a Carmelo Bene, CasaPound cambia nome e diventa CasaBene


Iannone, contro la cultura poliziesca e basata sul copyright omaggio al genio non conforme per antonomasia

Roma, 24 gennaio - CasaPound? CasaBene! La “Casa” romana dedicata al grande poeta americano onora il genio 'non conforme' per antonomasia Carmelo Bene, intestandogli per un giorno l'edificio di via Napoleone III e facendo sì che “CasaPound” diventi per 24 ore “CasaBene”. Un omaggio che ha trovato l'adesione della sorella di Bene, Maria Luisa, e che si sostanzia in un 'restyling' completo per Cpi, dalla scritta in marmo che campeggia sull'occupazione romana nel quartiere Esquilino al logo dell'associazione, ma anche in una serie di manifesti dedicati al grande attore italiano, che tacitava i 'grillacci' del malaugurio facendo della sua vita, e della sua scandalosa diversità, un’opera d’arte. Nel pomeriggio, poi, uno speciale su Carmelo Bene con interviste, testimonianze e letture andrà in onda sulla webradio del movimento (www.radiobandieranera.org).

''Ezra Pound e Carmelo Bene sono due giganti eretici del Novecento che la critica ufficiale vuole normalizzare, banalizzare, quando non semplicemente dimenticare - spiega il leader di CasaPound Italia Gianluca Iannone - In un'epoca mediocre in cui gli spazi di libertà si vanno restringendo ogni giorno di più, in cui per l'eresia non sembra esserci più spazio, la nostra è una provocazione culturale contro chi tradisce la memoria dei grandi e cerca di ridurre all'isolamento gli anticonformisti. A cominciare da Carmelo Bene, genio irregolare del Novecento, se mai ve ne fu uno. Proprio in questi giorni, del resto, una causa assurda ed eterodiretta contro la nostra associazione pretenderebbe di toglierci il diritto di richiamarci a Ezra Pound, in nome di una visione della cultura poliziesca e basata sul copyright. Se 'CasaPound' non ha da essere, allora, per un solo giorno proviamo a diventare 'CasaBene', in nome di un genio tradito e dimenticato che aveva sconvolto tutti i canoni della cultura tradizionale, scandalizzato tutti i custodi dell'ortodossia e indispettito i guardiani del bene. Quello con la minuscola. Si tratta di un piccolo omaggio - conclude Iannone -, che vuole semplicemente rendere onore a chi ha fatto dell'essere non conforme una bandiera e che per questo motivo può rappresentare un punto di riferimento per tutti gli uomini liberi, trasversalmente alle appartenenze politiche e culturali''.

in allegato le immagini dei manifesti, del logo e della scritta in marmo

www.casapounditalia.org
www.radiobandieranera.org
info: 3478057510


Minacce a CasaPound Ora indaga la Digos

INTIMIDAZIONI. «Ruffo...Ocio!» scritto sui muri dell'Università: «Gli occhi li aprano i mandanti politici», dice lo studente, vittima di due attentati in 4 anni



23/01/2012
Zoom Foto
Si comincia con le schermaglie, con i volantini e le scritte, poi qualche testa calda alza i toni, si tirano pugni e qualcuno alla fine finisce pure che si fa male. Era cominciata tempo fa, con un volantino di un pugno che mandava in frantumi la tartaruga, logo storico di CasaPound. All'entrata della biblioteca dell'università qualche settimana fa è stata vergata in nero una grande scritta “Ruffo…Ocio!!!” con sotto il logo dell'anarchia. Il riferimento a Marcello Ruffo, responsabile veronese di CasaPound molto chiaro.
I ragazzi di CasaPound rendono noto il grave fatto solo ora perché hanno sporto regolare denuncia contro ignoti per ribadire la posizione di non voler cadere in trabocchetti pericolosi da “guerra dei bottoni” .
«Noi facciamo politica. Non abbiamo tempo per farci intimidire o per compiere vendette di sorta, noi dobbiamo pensare a stare al fianco degli italiani in questo momento difficile per tutto il Paese, attaccato violentemente da un esercito che non ha patria né armi da fuoco e che fa riferimento alle congreghe bancarie e alla finanza internazionale. Le diatribe da “tribù” le lasciamo ai rivoluzionari della domenica che un giorno si fanno assegnare aule dal “potere” e il giorno dopo giocano ai giovani brigatisti rossi».
Ruffo nello specifico commenta così le minacce alla sua persona: «Stiano tutti molto tranquilli che i miei occhi sono sempre aperti, vedono mandanti e manovalanza incosciente. In quattro anni di CasaPound Verona ho subito due attentati esplosivi, danneggiamenti alla mia auto e non sarà certo una scritta spray davanti ai luoghi che frequento abitualmente che mi farà desistere dalla battaglia intrapresa per la giustizia sociale». E conclude: «Gli occhi li aprano i mandanti morali nei partiti, nei sindacati e chi tuttora tollera questo clima per quieto vivere personale». Sulle scritte indaga la Digos. Sono state fotografate e catalogate. Così come sono ancora aperte le indagini sugli attentati che ha subito la sede di CasaPound in galleria Marconi. In più occasioni durante la notte sono state posizionate bombe carta davanti agli ingressi. In un'occasione all'interno c'erano ancora dei ragazzi che hanno rischiato di bruciare o di essere colpiti dalle schegge delle vetrate.

Alessandra Vaccari 

lunedì 23 gennaio 2012

Giovedì 26 gennaio: Festa del tesseramento 2012 CasaPound Verona

GIOVEDI 26 GENNAIO 2012

FESTA DEL TESSERAMENTO 2012 CASAPOUND VERONA

Bar Spirito di Vino
Stradone San Fermo 11 - Verona


dalle ore 20.30 aperitivo con buffet offerto
e proiezione di filmati sull'operato dell'associazione negli ultimi anni

ore 22 intervento del responsabile di Verona
MARCELLO RUFFO

SARA' POSSIBILE SOTTOSCRIVERE LA TESSERA DELL'ASSOCIAZIONE DANDO UN CONTRIBUTO CONCRETO ALLE ATTIVITA' E AI MILITANTI

www.casapounditalia.org - casapoundverona@yahoo.it



domenica 22 gennaio 2012

MINACCE A CASAPOUND E AL COORDINATORE SCALIGERO IN UNIVERSITA'


VERONA, 20 GENNAIO 2012 - "Non tolleriamo che i nostri militanti subiscano minacce per il loro impegno politico"  cosi esordisce l’associazione CasaPound Italia in merito alle scritte minatorie contro il responsabile veronese Marcello Ruffo, vergate gli ultimi giorni di Dicembre. "Il 5 Dicembre avevamo denunciato pubblicamente l’assegnazione di un’aula fissa al collettivo “Studiare con lentezza” da parte del Prof. Romagnani, diventata a tutti gli effetti una sede degli anarco-insurrezionalisti per la battaglia NO-TAV. Lo testimoniano le riunioni continue che vengono effettuate e pubblicizzate. Riteniamo  ingiusto che degli studenti ricevano spazi pubblici solo per la loro militanza affine con qualche professore, mentre i nostri eletti negli organi studenteschi non vengono nemmeno ricevuti a colloquio da Presidi e Rettore, per non parlare dei continui divieti di qualsiasi tipo di attività promossa dalla nostra lista Blocco Studentesco."  Nei giorni tra Natale e fine anno sono comparsi nella zona del chiostro San Francesco e della biblioteca Frinzi, cuore della vita universitaria, grandi manifesti neri ciclostilati con un pugno che mandava in frantumi la tartaruga, logo storico di CasaPound. All’entrata della Biblioteca era stata vergata in nero una grande scritta “RUFFO…OCIO!!!” con sotto il logo dell’Anarchia. L’associazione rende noto il grave fatto solo ora perché ha sporto regolare denuncia contro ignoti per ribadire la posizione di non voler cadere in trabocchetti pericolosi da “guerra dei bottoni”  "Noi facciamo Politica. Non abbiamo tempo per farci intimidire o per compiere vendette di sorta, noi dobbiamo pensare a stare al fianco degli Italiani in questo momento difficile per tutto il Paese, attaccato violentemente da un esercito che non ha patria né armi da fuoco e che fa riferimento alle congreghe bancarie e alla finanza internazionale. Le diatribe da “tribù” le lasciamo ai rivoluzionari della domenica che un giorno si fanno assegnare aule dal “potere” e il giorno dopo giocano ai giovani brigatisti rossi."  Ruffo nello specifico commenta così le minacce alla sua persona  "Stiano tutti molto tranquilli che i miei occhi sono sempre aperti, vedono mandanti e manovalanza incosciente. In 4 anni di CasaPound Verona ho subito due attentati esplosivi, danneggiamenti alla mia auto e non sarà certo una scritta spray davanti ai luoghi che frequento abitualmente che mi farà desistere dalla battaglia intrapresa per la Giustizia Sociale" e conclude "gli occhi li aprano i mandanti morali nei partiti, nei sindacati e chi tutt’ora tollera questo clima per quieto vivere personale"


Articolo Corriere del Veneto 22 gennaio

mercoledì 18 gennaio 2012

Roma: CasaPound Italia, ora chi ha avallato minacce Pacifici chieda scusa


Roma, 17 gennaio – ‘’Delle eventuali scuse di Riccardo Pacifici non sappiamo che farcene, perché evidentemente il suo atteggiamento è impregnato di preconcetti ideologici’’. Lo afferma in una nota il vicepresidente di CasaPound Italia, Andrea Antonini, in merito all’individuazione dell’autore del furto delle tre pietre d'inciampo, dedicate alle sorelle Spizzichino, vittime dell'Olocausto, asportate il 12 gennaio scorso in via S.Maria in Monticelli, a Roma.


‘’Alla comunità ebraica romana – aggiunge Antonini - diciamo che le gravissime dichiarazioni del suo presidente, Riccardo Pacifici, hanno delineato un inesistente scenario di attriti con CasaPound Italia. Ci chiediamo il perché di un simile atteggiamento, visto che il nostro è un movimento politico che non ha mai avuto problemi di sorta con la comunità ebraica stessa, né con nessuna altra comunità religiosa, e se possa aver dato fastidio a Pacifici l’annuncio che parteciperemo alle comunali di Roma del 2013’’.


‘’Adesso – conclude Antonini - ci aspettiamo le scuse da parte delle istituzioni e in particolare di tutti coloro che, come il governatore del Lazio Renata Polverini, che ha addirittura paventato un inquietante riaffacciarsi dell'antisemitismo, il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, con il loro silenzio hanno avallato parole che, a detta dello stesso Pacifici, costituiscono delle minacce nei nostri confronti’’.


martedì 17 gennaio 2012

STA CRESCENDO E VIEN DAL BASSO..






L'Arena Lun 16 Gen 2012 - "POPOLI" al Marconi. L´operato della onlus veronese spiegato a centinaia di studenti.


Due volontari per raccontare la storia dei Karen





Così tanto l´interesse che s´è dovuti andare avanti tre mattine, suddividendo le classi per età. Conferma che se ai ragazzi vengono spiegate le cose per quello che sono, la loro attenzione resta alta. Da giovedì a sabato gli studenti dell'istituto Marconi, (su indicazione dei tre eletti come rappresentanti di istituto di Blocco Studentesco) si sono succeduti nel teatro delle suore Gressner per ascoltare e vedere racconti dei volontari della onlus Popoli che dal 2001 si occupa di portare farmaci e medici in Birmania, attraversando il confine in maniera clandestina, per aiutare il popolo Karen, etnia perseguitata dal regime militare di Rangoon. «0% droga, 100% identità», è stato il titolo delle conferenze che hanno tenuto due volontari di Popoli, che più volte sono stati nella giungla birmana a portare il loro aiuto a una popolazione che da oltre sessant´anni lotta per affermare la propria identità e indipendenza e che lotta contro i produttori di mentanfetamine di cui la Birmania è grande produttrice. Droga che poi finisce sui mercati occidentali.


Le tre giornate sono state suddivise tra la proiezione del film a tema “John Rambo” (uscito e boicottato nelle sale nel 2008), a cui è seguito un dibattito che ha visto come ospiti i responsabili ed alcuni giovanissimi volontari della Comunità Solidarista Popoli, onlus con sede a Verona, da più di dieci anni impegnata in quelle terre, con l´apporto di aiuti umanitari e consulenze mediche.


Sono state proiettate anche le immagini che testimoniano l´impegno della onlus in Birmania.

martedì 10 gennaio 2012

Perché ci piace Ezra Pound (tratto da www.ideodromocasapound.org)




Con Gallesi e la bravissima anglista Caterina Ricciardi dell’Università di Roma sono andato a parlare d’economia poundiana in CasaPound, un palazzo di sei piani occupato a Roma da un centro sociale antagonista, che vi ha sistemato una ventina di famiglie sfrattate dalla speculazione e svolge un’attività polemica contro l’usurocrazia […]. [Si tratta di] rari segnali vitali in un quadro politico stagnante e sconfortante».



Giano Accame


Vilmente ghignanti di affilata soddisfazione quando il poeta si rigirava nella gabbia da zoo in cui l’avevano rinchiuso, ora si preoccupano di quanto lo stesso si rivolti nella tomba. Non hanno pudore né dignità i poundiani dell’ultimissima ora, i custodi dell’ortodossia, di ogni ortodossia, dell’ortodossia in quanto tale. Sempre in cerca di una verità assoluta di cui vantare il monopolio, ora pretenderebbero persino di difendere Ezra Pound da CasaPound. Un nome, quest’ultimo, che suona alle loro orecchie come peccato di lesa maestà: del poeta, dicono, ma il potere che vedono oltraggiato è solo il loro. Perché in fondo lo sanno, non lo comprendono razionalmente ma lo avvertono, lo percepiscono nell’aria, come un brivido sull’epidermide: se Pound fosse qui, oggi, sarebbe con noi e non con loro.


Ad ogni modo, ad uso dei pigri, precisiamo che a CasaPound piace Ezra Pound perché:


● In un’epoca in cui qualsiasi cialtrone con velleità da provocatore si crede “anticonformista”, in cui il coraggio intellettuale è merce rara e la coerenza un lusso per pochi, Ezra Pound si assunse fino in fondo le responsabilità delle sue azioni e delle sue parole, pagandole entrambe con la tortura e la vendetta antifascista. È bene ricordare come il maggior poeta vivente, dopo la “liberazione”, venne rinchiuso, sessantenne, in una gabbia da zoo a cielo aperto per tre settimane. Con un secchio lercio per gabinetto, con il cemento nudo per branda, esposto al sole di giorno e ai fari accecanti di notte, sorvegliato a vista, esposto alle intemperie. Trasferito in America, passò tredici anni in manicomio criminale. Il primo anno e mezzo rimase in una corsia senza finestre, lampadine sempre accese, rarissime visite che ogni volta potevano durare massimo un quarto d’ora e comunque sempre in presenza di un secondino. Una dimensione di completa alienazione, senza luce del sole, senza contatti con l’esterno, senza dignità, senza senso. Ce l’hanno chiuso i democratici, mica noi. Non basta aver detto che “se un uomo non è disposto a rischiare per le sue idee o non valgono nulla le sue idee o non vale nulla lui”. Quel che conta è esserne stato all’altezza.


● Perché, pensando alla millenaria lotta fra l’usura e il lavoro, Pound individuò nel problema abitativo – da sempre centrale nelle battaglie di Cpi – il terreno essenziale in cui è maggiormente riscontrabile lo strangolamento dei popoli ad opera degli usurai. Dovendo lanciare la sua invettiva anti-usurocratica, il poeta non a caso inizia ricordando che «Con usura nessuno ha una solida casa / di pietra squadrata e liscia». È nota anche la passione poundiana per il punto 15 del Manifesto di Verona della Rsi, in cui si affermava: “Quello della casa non è soltanto un diritto di proprietà, è un diritto alla proprietà”. Pound gradirà moltissimo il gioco di parole, citandolo nel canto 78, nel 100 e nel 108. E le gradiamo anche noi: esiste, nel panorama politico italiano, una proposta più poundiana del mutuo sociale?


● Perché in un’epoca di attacco alla sovranità politica, finanziaria e monetaria degli Stati, in un’epoca di crisi – una crisi che hanno provocato i “buoni”, i liberali, i democratici, quelli che oggi stabiliscono nuove liste di proscrizione senza aver mai pagato per i loro crimini – l’insegnamento di Pound sui crimini dell’usura torna d’attualità. «L’usuraio distruggerà ogni ordine sociale, ogni decenza, ogni bellezza», dice il poeta. La sua cosiddetta “eresia economica” non è altro che un sistema di principi volto a realizzare la “directio voluntatis” in un mondo senza direzione e senza volontà. In un momento in cui la Grecia pensa di mettere all’asta il Partenone per salvare uno Stato sull’orlo della bancarotta, Pound dice: «Il tempio è sacro / perché non è in vendita». In un’epoca in cui i flussi finanziari si basano su una quantità di denaro infinitamente superiore a quello relativo all’economia reale, Pound mette in guardia dal denaro creato “ex nihilo”. «Nella storia – scrive Pound – troviamo due forze: una che divide, spezza e ammazza, l’altra che contempla l’unità del mistero». CasaPound vuole essere il fascio di forze che unisce la nazione. Per questo fa rabbia a chi “divide, spezza e ammazza”.


● Perché in un mondo che ammucchia in maniera disordinata linguaggi e culture, che divora carne umana dissimulando i genocidi dietro la facciata della simpatica babele colorata, Pound ha mostrato la via per un cosmopolitismo sano, attento alle differenze e mai dimentico delle radici. Nei suoi Cantos si alternano inglese e italiano, ideogrammi cinesi, linguaggio provenzale, espressioni dialettali e persino geroglifici egiziani. Il tutto, però, pensato in una composizione organica, armonica, che tiene lontano la confusione priva di centro. Pound poeta globale e “no global” allo stesso tempo, Pound alfiere degli scambi culturali ma non del baratto dell’anima, contro le ristrettezze culturali e le de-formazioni.


● Perché, a dispetto dei ruminanti della cultura che banchettano sulle spoglie della sua opera, nonostante i “professori” e gli “intellettuali”, Pound dimostrerà sempre un’affinità spirituale con il popolo, con chi vive un’esistenza magari semplice ma autentica, con chi dona se stesso. È il caso della “eroina di Rimini” del Canto LVIII, la ragazza «un po’ tozza ma bella» che, dopo essere stata stuprata dagli Alleati, condurrà una truppa canadese in un campo minato, suicidandosi per dar la morte all’invasore. «Gagliardo lo spirito della pupetta / cantava, cantava incantata di gioia, / or’ora per la strada che va verso’l mare. / Gloria della patria! Gloria! Gloria / morir per la patria nella Romagna!». Un’eroina popolare che farà esclamare al poeta: «Nel settentrion rinasce la patria /
ma che ragazza! / Che ragazze, / che ragazzi, / portan ‘ il nero!», dove ovviamente il settentrione è quello della Rsi. E come dimenticare l’incontro tra Pound e Benito Mussolini avvenuto il 30 gennaio 1933, nel quale il poeta consegna una copia dei canti 1-30 al Duce. Quest’ultimo li sfoglia, legge per un po’, poi esclama: «È divertente». Il commento appare a prima vista naif, superficiale, quasi irridente. Tale, almeno, è sembrato negli anni ai soloni della cultura. Non così all’autore dei Cantos, che proprio a questo episodio dedicherà l’incipit del canto numero 41: «“Ma qvesto”, / disse il Duce, “è divertente”/ afferrando il punto prima degli esteti». Insomma, Mussolini (“The Boss”, nella versione originale), con il suo intuito popolaresco, arriva prima e più lontano degli “esteti”. Gli “esteti”, ovvero quelli che oggi voglion dare lezioni di poundismo ai ragazzi che ancora portano il nero…


● Perché – e volutamente poniamo questo punto per ultimo – Ezra Pound fu fascista. Luca Gallesi, uno degli studiosi poundiani più quotati, lo ha riconosciuto con chiarezza: «L’autore dei Cantos è stato, indiscutibilmente, fascista» (Le origini del fascismo di Ezra Pound, Ares, p. 15). Le occasioni di sostegno di Pound a Mussolini e al suo regime sono infinite, troppo lunghe per essere ricordate in modo esauriente e sinteticamente riassunte nel solare saluto romano che offrirà ai giornalisti dopo la sua liberazione. Pound vede nella patria del fascismo «l’unico paese in Europa dove esistesse una resistenza di una certa solidità contro l’usurocrazia internazionale». In un celebre saggio paragona il Duce a Jefferson. Nei suoi celebri radiodiscorsi, circa 300 tra il 1941e il 1943, illustra le sue teorie, predica la pace, chiede agli americani di non lasciarsi abbindolare dalla propaganda di chi ha interesse a muovere guerra all’Italia. Il suo attivismo su quotidiani, riviste, università, personalità del regime è a dir poco febbrile. Viene ricevuto da Mussolini, che di lui dirà: «Il mio amico Pound ha ragione. La rivoluzione è guerra all’usura». Il poeta arriverà persino a scrivere una sceneggiatura cinematografica a tutt’oggi inedita, Fiamme nere, dedicata alla rivoluzione fascista. Durante la Rsi non solo non abbandona il fascismo, ma intensifica il suo impegno in camicia nera, giungendo persino a creare di propria mano manifesti murali 40×70 e 10×70 centimetri con frasi confuciane di propaganda da affiggere sui muri di Rapallo. Pound precursore dell’attacchinaggio selvaggio!


Per tutto questo e per tanto altro, oggi Ezra Pound starebbe con noi. E magari sussurrerebbe in modo impercettibile: che ragazze, che ragazzi…