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domenica 29 gennaio 2012

Lettera Politica 329: Ezra Pound/Casa Pound (a cura di Paolo Danieli)























Casa Pound, nella galassia della destra, è il fenomeno più originale degli ultimi decenni. Li conosco anch’io i ragazzi della Casa Pound di Verona. Sono un bel gruppo. Educati, gentili, preparati, intraprendenti, attivi e numerosi. Per lo più studenti. Bei ragazzi e belle ragazze del nostro tempo che si ritrovano nella loro sede, al Cutty Sark, una via di mezzo fra un bar, una libreria e una sede politica. Fanno delle cose intelligenti. Organizzano incontri culturali e politici sottoforma di conversazioni al banco del loro bar, molto free, molto coinvolgenti.
Si occupano anche dei problemi della scuola e dell’università, dove hanno una legale rappresentanza studentesca, anche se ogni tanto le autorità accademiche negano loro gli spazi dove fare le assemblee, cosa che non farebbero mai con le organizzazioni universitarie di sinistra.
Sono di destra, anche se loro con un po’ di snobismo amano definirsi provocatoriamente di estremo- centro- alto e si ispirano, con tutti gli opportuni adeguamenti alla mutata realtà, alla destra giovanile e radicale degli anni ’70. Non sono per niente nostalgici, anche perché tra le radici che si sono scelti c’è quella del futurismo che tutto poteva essere tranne che nostalgismo. Ciò non toglie però che si richiamino alla Tradizione più profonda della civiltà europea ed ai pilastri culturali e ideali della destra politica del continente.
Qualche volta ci vado anch’io nella loro sede, perché mi piace parlare con loro, perché assomigliano moltissimo a com’ero io alla loro età, perché sono organizzati e si muovono esattamente come noi alcuni decenni fa: la stessa fede, lo stesso spirito, la stessa mentalità. E da nessuno di loro, dico nessuno, ho mai sentito sparare cazzate – che pure a quell’età potrebbero essere anche tollerate- o  fare discorsi men che corretti. Quando hanno subito due attentati alla loro sede non ho mai sentito uscire dalle loro bocche parole che potessero essere interpretate come desiderio di ritorsione o vendetta. E la stessa maturità politica la stanno dimostrando in questi giorni, dopo che il loro leader, Marcello Ruffo, è stato oggetto di minacce.
Adesso però gli vogliono togliere il nome. La figlia di Ezra Pound, Mary, si è rivolta agli avvocati perché non vuole che il nome del padre venga usato da Casa Pound. E i soliti intellettuali le si sono accodati. Il grande Marcello Veneziani ha risposto, a difesa del buon diritto di questi giovani di utilizzare il nome di Pound, con un articolo su “il Giornale” dicendo che se i geni sono universali, ognuno è libero di venerare il genio che vuole. Ed ha ragione. Perché se il grande poeta americano è riconosciuto universalmente come un genio egli è patrimonio dell’umanità ed a maggior ragione di quelli che, come i ragazzi di Casa Pound, lo onorano al punto da farne la loro bandiera. E tra una bandiera e una carta bollata sappiamo bene che cosa avrebbe scelto il poeta.

martedì 17 gennaio 2012

L'Arena Lun 16 Gen 2012 - "POPOLI" al Marconi. L´operato della onlus veronese spiegato a centinaia di studenti.


Due volontari per raccontare la storia dei Karen





Così tanto l´interesse che s´è dovuti andare avanti tre mattine, suddividendo le classi per età. Conferma che se ai ragazzi vengono spiegate le cose per quello che sono, la loro attenzione resta alta. Da giovedì a sabato gli studenti dell'istituto Marconi, (su indicazione dei tre eletti come rappresentanti di istituto di Blocco Studentesco) si sono succeduti nel teatro delle suore Gressner per ascoltare e vedere racconti dei volontari della onlus Popoli che dal 2001 si occupa di portare farmaci e medici in Birmania, attraversando il confine in maniera clandestina, per aiutare il popolo Karen, etnia perseguitata dal regime militare di Rangoon. «0% droga, 100% identità», è stato il titolo delle conferenze che hanno tenuto due volontari di Popoli, che più volte sono stati nella giungla birmana a portare il loro aiuto a una popolazione che da oltre sessant´anni lotta per affermare la propria identità e indipendenza e che lotta contro i produttori di mentanfetamine di cui la Birmania è grande produttrice. Droga che poi finisce sui mercati occidentali.


Le tre giornate sono state suddivise tra la proiezione del film a tema “John Rambo” (uscito e boicottato nelle sale nel 2008), a cui è seguito un dibattito che ha visto come ospiti i responsabili ed alcuni giovanissimi volontari della Comunità Solidarista Popoli, onlus con sede a Verona, da più di dieci anni impegnata in quelle terre, con l´apporto di aiuti umanitari e consulenze mediche.


Sono state proiettate anche le immagini che testimoniano l´impegno della onlus in Birmania.

martedì 10 gennaio 2012

Perché ci piace Ezra Pound (tratto da www.ideodromocasapound.org)




Con Gallesi e la bravissima anglista Caterina Ricciardi dell’Università di Roma sono andato a parlare d’economia poundiana in CasaPound, un palazzo di sei piani occupato a Roma da un centro sociale antagonista, che vi ha sistemato una ventina di famiglie sfrattate dalla speculazione e svolge un’attività polemica contro l’usurocrazia […]. [Si tratta di] rari segnali vitali in un quadro politico stagnante e sconfortante».



Giano Accame


Vilmente ghignanti di affilata soddisfazione quando il poeta si rigirava nella gabbia da zoo in cui l’avevano rinchiuso, ora si preoccupano di quanto lo stesso si rivolti nella tomba. Non hanno pudore né dignità i poundiani dell’ultimissima ora, i custodi dell’ortodossia, di ogni ortodossia, dell’ortodossia in quanto tale. Sempre in cerca di una verità assoluta di cui vantare il monopolio, ora pretenderebbero persino di difendere Ezra Pound da CasaPound. Un nome, quest’ultimo, che suona alle loro orecchie come peccato di lesa maestà: del poeta, dicono, ma il potere che vedono oltraggiato è solo il loro. Perché in fondo lo sanno, non lo comprendono razionalmente ma lo avvertono, lo percepiscono nell’aria, come un brivido sull’epidermide: se Pound fosse qui, oggi, sarebbe con noi e non con loro.


Ad ogni modo, ad uso dei pigri, precisiamo che a CasaPound piace Ezra Pound perché:


● In un’epoca in cui qualsiasi cialtrone con velleità da provocatore si crede “anticonformista”, in cui il coraggio intellettuale è merce rara e la coerenza un lusso per pochi, Ezra Pound si assunse fino in fondo le responsabilità delle sue azioni e delle sue parole, pagandole entrambe con la tortura e la vendetta antifascista. È bene ricordare come il maggior poeta vivente, dopo la “liberazione”, venne rinchiuso, sessantenne, in una gabbia da zoo a cielo aperto per tre settimane. Con un secchio lercio per gabinetto, con il cemento nudo per branda, esposto al sole di giorno e ai fari accecanti di notte, sorvegliato a vista, esposto alle intemperie. Trasferito in America, passò tredici anni in manicomio criminale. Il primo anno e mezzo rimase in una corsia senza finestre, lampadine sempre accese, rarissime visite che ogni volta potevano durare massimo un quarto d’ora e comunque sempre in presenza di un secondino. Una dimensione di completa alienazione, senza luce del sole, senza contatti con l’esterno, senza dignità, senza senso. Ce l’hanno chiuso i democratici, mica noi. Non basta aver detto che “se un uomo non è disposto a rischiare per le sue idee o non valgono nulla le sue idee o non vale nulla lui”. Quel che conta è esserne stato all’altezza.


● Perché, pensando alla millenaria lotta fra l’usura e il lavoro, Pound individuò nel problema abitativo – da sempre centrale nelle battaglie di Cpi – il terreno essenziale in cui è maggiormente riscontrabile lo strangolamento dei popoli ad opera degli usurai. Dovendo lanciare la sua invettiva anti-usurocratica, il poeta non a caso inizia ricordando che «Con usura nessuno ha una solida casa / di pietra squadrata e liscia». È nota anche la passione poundiana per il punto 15 del Manifesto di Verona della Rsi, in cui si affermava: “Quello della casa non è soltanto un diritto di proprietà, è un diritto alla proprietà”. Pound gradirà moltissimo il gioco di parole, citandolo nel canto 78, nel 100 e nel 108. E le gradiamo anche noi: esiste, nel panorama politico italiano, una proposta più poundiana del mutuo sociale?


● Perché in un’epoca di attacco alla sovranità politica, finanziaria e monetaria degli Stati, in un’epoca di crisi – una crisi che hanno provocato i “buoni”, i liberali, i democratici, quelli che oggi stabiliscono nuove liste di proscrizione senza aver mai pagato per i loro crimini – l’insegnamento di Pound sui crimini dell’usura torna d’attualità. «L’usuraio distruggerà ogni ordine sociale, ogni decenza, ogni bellezza», dice il poeta. La sua cosiddetta “eresia economica” non è altro che un sistema di principi volto a realizzare la “directio voluntatis” in un mondo senza direzione e senza volontà. In un momento in cui la Grecia pensa di mettere all’asta il Partenone per salvare uno Stato sull’orlo della bancarotta, Pound dice: «Il tempio è sacro / perché non è in vendita». In un’epoca in cui i flussi finanziari si basano su una quantità di denaro infinitamente superiore a quello relativo all’economia reale, Pound mette in guardia dal denaro creato “ex nihilo”. «Nella storia – scrive Pound – troviamo due forze: una che divide, spezza e ammazza, l’altra che contempla l’unità del mistero». CasaPound vuole essere il fascio di forze che unisce la nazione. Per questo fa rabbia a chi “divide, spezza e ammazza”.


● Perché in un mondo che ammucchia in maniera disordinata linguaggi e culture, che divora carne umana dissimulando i genocidi dietro la facciata della simpatica babele colorata, Pound ha mostrato la via per un cosmopolitismo sano, attento alle differenze e mai dimentico delle radici. Nei suoi Cantos si alternano inglese e italiano, ideogrammi cinesi, linguaggio provenzale, espressioni dialettali e persino geroglifici egiziani. Il tutto, però, pensato in una composizione organica, armonica, che tiene lontano la confusione priva di centro. Pound poeta globale e “no global” allo stesso tempo, Pound alfiere degli scambi culturali ma non del baratto dell’anima, contro le ristrettezze culturali e le de-formazioni.


● Perché, a dispetto dei ruminanti della cultura che banchettano sulle spoglie della sua opera, nonostante i “professori” e gli “intellettuali”, Pound dimostrerà sempre un’affinità spirituale con il popolo, con chi vive un’esistenza magari semplice ma autentica, con chi dona se stesso. È il caso della “eroina di Rimini” del Canto LVIII, la ragazza «un po’ tozza ma bella» che, dopo essere stata stuprata dagli Alleati, condurrà una truppa canadese in un campo minato, suicidandosi per dar la morte all’invasore. «Gagliardo lo spirito della pupetta / cantava, cantava incantata di gioia, / or’ora per la strada che va verso’l mare. / Gloria della patria! Gloria! Gloria / morir per la patria nella Romagna!». Un’eroina popolare che farà esclamare al poeta: «Nel settentrion rinasce la patria /
ma che ragazza! / Che ragazze, / che ragazzi, / portan ‘ il nero!», dove ovviamente il settentrione è quello della Rsi. E come dimenticare l’incontro tra Pound e Benito Mussolini avvenuto il 30 gennaio 1933, nel quale il poeta consegna una copia dei canti 1-30 al Duce. Quest’ultimo li sfoglia, legge per un po’, poi esclama: «È divertente». Il commento appare a prima vista naif, superficiale, quasi irridente. Tale, almeno, è sembrato negli anni ai soloni della cultura. Non così all’autore dei Cantos, che proprio a questo episodio dedicherà l’incipit del canto numero 41: «“Ma qvesto”, / disse il Duce, “è divertente”/ afferrando il punto prima degli esteti». Insomma, Mussolini (“The Boss”, nella versione originale), con il suo intuito popolaresco, arriva prima e più lontano degli “esteti”. Gli “esteti”, ovvero quelli che oggi voglion dare lezioni di poundismo ai ragazzi che ancora portano il nero…


● Perché – e volutamente poniamo questo punto per ultimo – Ezra Pound fu fascista. Luca Gallesi, uno degli studiosi poundiani più quotati, lo ha riconosciuto con chiarezza: «L’autore dei Cantos è stato, indiscutibilmente, fascista» (Le origini del fascismo di Ezra Pound, Ares, p. 15). Le occasioni di sostegno di Pound a Mussolini e al suo regime sono infinite, troppo lunghe per essere ricordate in modo esauriente e sinteticamente riassunte nel solare saluto romano che offrirà ai giornalisti dopo la sua liberazione. Pound vede nella patria del fascismo «l’unico paese in Europa dove esistesse una resistenza di una certa solidità contro l’usurocrazia internazionale». In un celebre saggio paragona il Duce a Jefferson. Nei suoi celebri radiodiscorsi, circa 300 tra il 1941e il 1943, illustra le sue teorie, predica la pace, chiede agli americani di non lasciarsi abbindolare dalla propaganda di chi ha interesse a muovere guerra all’Italia. Il suo attivismo su quotidiani, riviste, università, personalità del regime è a dir poco febbrile. Viene ricevuto da Mussolini, che di lui dirà: «Il mio amico Pound ha ragione. La rivoluzione è guerra all’usura». Il poeta arriverà persino a scrivere una sceneggiatura cinematografica a tutt’oggi inedita, Fiamme nere, dedicata alla rivoluzione fascista. Durante la Rsi non solo non abbandona il fascismo, ma intensifica il suo impegno in camicia nera, giungendo persino a creare di propria mano manifesti murali 40×70 e 10×70 centimetri con frasi confuciane di propaganda da affiggere sui muri di Rapallo. Pound precursore dell’attacchinaggio selvaggio!


Per tutto questo e per tanto altro, oggi Ezra Pound starebbe con noi. E magari sussurrerebbe in modo impercettibile: che ragazze, che ragazzi…

venerdì 23 dicembre 2011

MICROGRAMMA, dispacci da CasaPound Verona. Anno due numero tre (set-ott-nov-dic 2011)



Sembra impossibile, ma anche il 2011 si avvia verso la conclusione. Anno impegnativo, anno di battaglie, anno di consolidamento per tutta CasaPound Italia, che ha registrato un significativo incremento di mille iscritti tra le proprie fila, nonché l’apertura di diversi nuovi spazi in giro per lo Stivale.


Il quadrimestre autunnale coperto da questo numero di Microgramma è iniziato con la riapertura del Cutty Sark dopo la pausa estiva, settimana allietata dalla visita di comitive tedesche, spagnole e svizzere, e quindici giorni dopo con la festa nazionale “Direzione Rivoluzione” tenutasi come di consueto a Roma ad Area 19, l’ex stazione Farnesina abbandonata dopo i Mondiali del 90 e occupata daii nostri nell’aprile del 2008.

Per continuare a leggere scaricare il pdf da http://www.megaupload.com/?d=AYYJYSRW


in questo numero:


    a cura di Werewolf
 


    a cura di Thomas
 


    a cura di Teo
 


    a cura di HarryUp
 


    a cura di Werewolf
 


    a cura di Duca Conte Semenzara
 


    a cura di Nik
 


    a cura di Muppet e Audrey
 


    la onlus di CasaPound Italia
 



 

martedì 6 dicembre 2011

BLOCCO STUDENTESCO UNIVERSITA': LETTERA APERTA RIGUARDO QUANTO ACCADUTO OGGI DURANTE UNA LEZIONE


Salve,


sono Martina Poli, rappresentante del Blocco Studentesco eletta nel consiglio di facoltà di lettere e filosofia. Questa mattina (durante l'orario di lezione!) i ragazzi dei collettivi Studiare con lentezza e Pagina 13, ospitati dal prof. Bernini per l'introduzione all'incontro "Occupy wall street", all'insegna dello slogan "Nessuna agibilità democratica ai fascisti" hanno intrattenuto gli studenti con le loro lamentele contro la recente azione del Blocco Studentesco, imponendo da una cattedra universitaria la loro personale e faziosa posizione politica.


Invito il Preside di Facoltà Guido Avezzù, il Magnifico Rettore Alessandro Mazzucco e tutti i docenti e ricercatori, a prendere ufficialmente e decisamente le distanze da una simile prevaricazione della libertà di tutti gli studenti e da un tale indottrinamento contrario al più basilare senso di giustizia ed equità.


Ringrazio per l'attenzione e porgo distinti saluti.


 


Martina Poli
 

venerdì 18 novembre 2011

FISCO: CASAPOUND PROMUOVE LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE CONTRO EQUITALIA, AL VIA RACCOLTA FIRME


Banchetti, un sito e manifesti contro i ‘vampiri-burocrati’ in tutta Italia


Roma, 17 novembre – Vampiri vestiti da burocrati, che nascondono denti da Dracula e ali da pipistrello sotto maschera e giacca e cravatta. In calce una scritta: ‘’Firma la legge, ferma Equitalia’’. Questa l’immagine simbolo della campagna avviata da CasaPound Italia per promuovere una legge di iniziativa popolare che limiti lo strapotere della società di riscossione dell’Agenzia delle Entrate. Un sito web (www.fermaequitalia.org), banchetti per la raccolta delle firme in tutto il paese, e migliaia di cartoline e manifesti che stanno invadendo grandi e piccole città italiane per convincere i cittadini a sottoscrivere una proposta di legge che punta a ripristinare alcuni principi irrinunciabili di giustizia sociale, impedendo ad Equitalia di iscrivere ipoteche su immobili destinati ad abitazione principale per crediti inferiori al 30% del valore dell'immobile e di pignorare beni strumentali dell’impresa o percentuali di credito superiori al 20% del totale iscritto in bilancio; obbligandola ad applicare il tasso di interesse legale nella rateazioni dei crediti; revocandole la possibilità di condurre indagini finanziarie; diminuendo la percentuale che l’ente guadagna sui piccoli crediti riscossi raddoppiando invece la percentuale sui grandi crediti per incentivarla a perseguire i grandi evasori.


‘’In quattro anni – sottolinea CasaPound Italia in una nota - Equitalia ha raddoppiato gli incassi e lo ha fatto soprattutto a spese di lavoratori dipendenti, pensionati, piccoli e piccolissimi imprenditori, dai quali ricava l’80% dei suoi profitti. Lo ha fatto in maniera spietata e talvolta in dispregio della legge, che ad esempio vieta ipoteche sulle abitazioni per importi inferiori agli 8.000 euro. Lo ha fatto senza curarsi di distruggere la ricchezza del paese e delle pmi italiane, ad esempio pignorando crediti e beni strumentali essenziali alla vita delle aziende. Lo ha fatto applicando il tasso medio delle banche sui prestiti invece che l’interesse legale. E lo ha fatto optando per la strada più semplice invece di perseguire l’interesse nazionale, vessando chi magari ha poco da pagare ma ha qualche bene da farsi pignorare invece di impegnarsi a rintracciare i titolari di fatto di imprese, proprietà immobiliari e beni di lusso, magari intestati a prestanome o a società di capitali italiane o estere. Per tutti questi motivi, invitiamo i cittadini a scoprire dove firmare e a leggere il testo integrale della legge sul sito www.fermaequitalia.org e sugli altri siti del movimento’’.












lunedì 31 ottobre 2011

CASAPOUND RIVA: CON AUGUSTO GRANDI A LEZIONE DI GIORNALISMO


Riva del Garda, 30 ottobre - “Scemo chi legge” è il titolo del workshop di giornalismo che l'associazione CasaPound Italia ha organizzato sabato scorso presso l'Astoria Park Hotel di Riva del Garda.
Protagonista dell'iniziativa è stato Augusto Grandi, giornalista e scrittore italiano, dal 1987 redattore del quotidiano economico “Il Sole 24 Ore”, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta.
Nella sala dell'evento un pubblico interessato di oltre cinquanta ragazzi, tra universitari studiosi del settore della comunicazione e semplici appassionati dell'argomento.

L'intervento di Grandi ha spaziato dai consigli, piccoli segreti ed indicazioni generali per scrivere un pezzo al funzionamento di una redazione, per arrivare a trattare del cambiamento dell'informazione nell'era di internet e dei blog, con il problema della verificabilità delle fonti.
Si è parlato anche del codice etico del giornalista e del suo rapporto con la verità dei fatti.

La seconda parte del workshop è stata dedicata alla presentazione dell'ultimo libro di Augusto Grandi, scritto in coppia con Teresa Alquati, "Eroi e cialtroni: 150 anni di contro storia", pubblicato da Politeia, in cui si analizza in chiave critica la storia economica dell'Italia dall'unità ad oggi. Un libro che è utile per capire i punti deboli del nostro sistema economico: come la scarsa propensione all’investimento, la difficoltà nel competere con l’estero, la privatizzazione degli utili e la collettivizzazione delle perdite, la costante conflittualità con i sindacati. Una mentalità tipica della maggioranza del Padronato nostrano. Un Padronato che ha spesso puntato tutto sul contenere gli aumenti salariali piuttosto che investire in ricerca ed innovazione, la stessa strategia riproposta ora da Marchionne per la Fiat.


 


Ufficio Stampa CasaPound Italia Riva


342/3151297


casapoundriva@yahoo.it


 

lunedì 19 settembre 2011

REPORTAGE DAL KOSOVO (di Stefano Casagrande)

Tratto da beloverevolution.org


Parlare degli ultimi 20 anni di geopolitica in Europa senza parlare del Kosovo è pressoché impossibile.
Moltissimo della storia recente è passata attraverso questa Regione, probabilmente moltissima ne passerà ancora perché il problema Kosovo è di là da risolversi e tutto sembra fuorché in corso di normalizzazione. Anche se il diktat della UE (“Riconoscimento del Kosovo o niente UE”) alla Serbia potrebbe accellerare i tempi.


Il confine tra Serbia e Kosovo è il primo esempio di questo stato di non-normalità persistente. Il posto di blocco serbo non timbra i passaporti in uscita perché sono linee amministrative e non confini, al contrario il Kosovo gestisce il tutto con dogana e timbro di entrata sui passaporti.
Ma che tutto sia ancora in gioco lo si capisce solo quando si arriva nella città di Mitrovica, nel nord della Kosovo. Divisa letteralmente in due dall’Ibar, fiume che attraversa la città, con la parte nord abitata dai serbi e la parte sud abitata dagli albanesi.E mentre nella parte a nord del fiume le bandiere serbe sono appese ovunque è sufficiente passare il ponte per ritrovarsi in quella che sembra un’altra città, dove è normale trovare nei negozi degli albanesi foto che ricordano il loro passato in tuta mimetica e stemma dell’UCK sul braccio.
Un mondo dove ad ogni angolo le bandiere dell’Albania e degli USA sventolano affiancate.
Un’infatuazione per l’America dovuta al ruolo dell’esercito a stelle e striscie nella guerra del ’99 che portò alla creazione di questa Repubblica e che raggiunge il culmine a Pristina dove la strada principale di accesso alla città ha preso il nome di “Bill Clinton boulevard”.
Al contrario le bandiere del Kosovo (blu con la sagoma della Regione in oro) sono rarissime e solo sugli edifici degli enti governativi.


Per cominciare a parlare di Kosovo la data di riferimento è ovviamente il 9 giugno 1999 con la firma dell’accordo di Kumanovo e la fine della guerra del Kosovo tra esercito jugoslavo e l’UCK durante la quale la NATO era intervenuta bombardando pesantemente la Serbia costringendola alla resa.
Da segnalare che fino all’anno prima (1998) l’UCK era nella lista delle organizzazioni considerate di stampo terroristico dagli Stati Uniti.
Dopo la firma del trattato le forze armate jugoslave si ritirano dal Kosovo la cui gestione passa alle forze armate del KFOR, un’unità di peacekeeping guidata dalla NATO tutt’ora presente sul territorio con la missione “Operation Joint Guardian”, e della EULEX, guidata invece dalla UE.


All’interno del Kosovo (esclusa la parte nord) la popolazione albanese rappresenta ormai larghissima parte della popolazione ma esistono alcune enclavi dove vivono i kosovari di origine serba che non era fuggiti nel 1999 o che sono rientrati negli anni seguenti.
Rientri dei “profughi” nelle enclavi che è finanziato dalla repubblica Serba con aiuti economici e materiali proprio per evitare che anche queste cittadine vadano perse per un progressivo spopolamento, causato dall’estrema povertà della zona e dagli attacchi di vario tipo da parte degli albanesi.
Negli ultimi anni le forze KFOR hanno supervisionato la ricostruzione di molti edifici a scopo abitativo nelle enclavi e una percentuale intorno al 20-30% dei rifugiati di guerra è rientrato o sta rientrando in Kosovo pur persistendo una certa tensione tra le etnie.


A livello amministrativo nel 2001 ci sono le prime elezioni, sempre sotto amministrazione ONU. Elezioni che si ripetono anche nel 2004, nel 2007 e nel 2010, stavolta come stato indipendente.
Ma la credibilità del governo è bassa, mai un’elezione ha passato il 50% dei votanti, nel 2007 solo il 40% degli aventi diritto ha votato, e il boicottaggio da parte delle minoranze non albanesi è fortissimo.
Nel 2008 il l’assembla dei deputati del Kosovo approva la dichiarazione unilateralmente di indipendenza e nasce la Repubblica del Kosovo.
Repubblica che viene riconosciuta immediatamente dalla quasi la totalità dell’Europa occidentale (a esclusione della Spagna), entra a far parte dell’FMI ma è osteggiata in maniera decisa dalla Russia.
Ma anche stati come Cina, India, Brasile, Argentina e molti altri decidono di non riconoscere questo nuovo stato per non creare pericolosi precedenti.

Un anno più tardi, sempre grazie al consenso internazionale guidato stavolta da Bush jr., il Kosovo inizia a creare il proprio esercito, “Kosovo Security Force”, addestrato dagli uomini del KFOR.
Dopo il 2008 le enclavi serbe hanno costituito un loro parlamento formato dai rappresentanti delle 26 municipalità che non si riconoscono nella Repubblica del Kosovo che a sua volta non riconosce questo parlamento delle enclavi.


Insomma, una situazione tutt’altro che chiara e lineare. Anche nella politica monetaria il Kosovo è una situazione anomala e piuttosto curiosa. Infatti il Kosovo non batte moneta propria ma segue le vicissitudini della Deutsch Bank utilizzando quindi il Marco tedesco dal 1999 al 2001 e passando poi all’Euro, pur non facendo parte ad alcun titolo dell’EuroZona.
Recentemente il Kosovo è tornato alle cronache per alcuni scontri lungo la linea amministrativa tra Serbia e Kosovo a causa del tentativo del Kosovo di chiudere la frontiera per le merci in entrata dalla Serbia.
Ma dopo 12 anni di continua tensione e i diktat della UE (riconoscimento del Kosovo o niente Unione Europea) sono molti serbi che hanno abbracciato un certo disfattismo sulla questione soprattutto i più giovani.


Ed è sufficiente parlare con giovani di Belgrado per scoprire che non è assolutamente raro sentire frasi come “Basta con questa storia del Kosovo” mentre i più adulti ripetono ancora che “Kosovo je Serbia”.




lunedì 12 settembre 2011

"QUESTA NON E' UN'UNIVERSITA' PER POVERI", BLOCCO STUDENTESCO CONTRO GLI AUMENTI


VERONA, 12 SETTEMBRE 2011 – Segnaletica recitante “Proprietà privata, vietato l’accesso al sapere” in tutti gli ingressi, e nel Chiostro di San Francesco pieno di banchetti informativi per i nuovi iscritti, cartelli con messaggi quali ‘alt’ ‘alla larga’ e ‘via’ come quelli presenti fuori dal deposito di Paperon de’ Paperoni.


Così stamane si presentava l’Università di Verona nella sua sede principale.


 


L’azione dimostrativa, accompagnata dall’affissione di due striscioni a tema e da un volantinaggio, è stata realizzata dalla lista Blocco Studentesco.


La legge 133 del 2008, che apre la strada per la privatizzazione dell’istruzione italiana, qui a Verona sta sortendo gli effetti previsti”, commenta Alessandro Gandini, coordinatore regionale del movimento.


Per questo anno accademico che a breve inizierà, abbiamo tutti ricevuto un aumento della retta, ora supera gli 800 euro – prosegue Martina Poli, Consigliere di facoltà a Lettere e Filosofia – senza risparmiare nemmeno gli studenti delle fasce di reddito più basse”.


 


Aumento preceduto da quello dei biglietti di autobus e treni – conclude Poli – senza che al contempo vi sia un tangibile incremento dei servizi.


Stiamo vivendo una situazione grottesca, che rende quest’ateneo sempre più inaccessibile ed esclusivo”.


 



NOTA INTEGRATIVA SULLA NORMATIVA DI LEGGE

Dal 2010 la legge in materia prevede una graduatoria presumibilmente meritocratica (stilata da un’agenzia pubblica di nome Anvur) per stabilire i finanziamenti da destinare agli atenei, e quello scaligero classificatosi penultimo tra quelli “promossi” ha ottenuto meno rispetto agli anni precedenti, con la conseguenza che ciò che manca dev’essere raggiunto attraverso i contributi studenteschi. Ovvero a nostre spese.


La Legge 133 del 2008 (entrata in vigore in sordina ad agosto, senza l’intervento di nessuna “opposizione” ad annunciare proposte di referendum) all’articolo 66 prevede un taglio ai fondi ordinari per un totale di quasi 1,5 miliardi di euro per il quinquennio 2009-2013.


Il principale pericolo è che, di questo passo, le università si debbano rivolgere a finanziatori PRIVATI per pareggiare i propri bilanci. Ciò gli è perfettamente consentito dall’articolo 16 della suddetta legge, secondo il quale è necessario solamente il consenso da parte della maggioranza assoluta del Senato Accademico (con conseguente benestare del Ministero dell’Istruzione) per trasformarsi in fondazioni di diritto privato, smantellando quindi qualsiasi principio di Stato Sociale.


Questo significa che un domani ad indirizzare tutte le scelte del nostro ateneo potrebbero essere delle imprese, quasi sicuramente multinazionali, che sorge spontaneo dubitare abbiano come interesse primario il bene della collettività, che nella fattispecie si esprime anche attraverso la pluralità dei corsi di laurea disponibili e della qualità degli insegnamenti assegnati ad ognuno di essi; anziché il mero profitto soddisfando le proprie esigenze.


E’ per un futuro come questo che ti stai impegnando ogni giorno nello studio, e per il quale la tua famiglia sta facendo sacrifici?


 


 


Link utili









VIDEO





























 

venerdì 9 settembre 2011

DIVENTA WEBSUPPORTER DI CASAPOUND ITALIA!


I web supporter sono la task force di pronto intervento di CPI nel mondo di internet. Questo implica una grande responsabilità, la stessa che già chiediamo agli iscritti e agli aderenti di CasaPound. E’ un ruolo importante, nel quale crediamo, perché rappresenta al meglio lo spirito del nostro movimento, che è fondato sulla partecipazione di ciascuno secondo le proprie capacità e attitudini. Come già facciamo nelle strade, nelle scuole, nelle Università anche sulla rete va preservato il nostro spazio di libertà".


Gianluca Iannone


 


Questo è ormai il secondo anno di attività dei websupporters di CasaPound. Molti chiedono cosa deve fare concretamente il websupporter. La risposta è nell'attività che da più di un anno i websupporters di CPI svolgono costantemente nel web: la promozione delle attività, dei comunicati, delle iniziative del movimento. La penetrazione in Rete, a maggior ragione con la crescita e il prosperare dei social network, è un obiettivo fondamentale per la crescita della Tartaruga Frecciata.


Essere websupporters consente anche a chi, qui e ora, per motivi familiari, di tempo, per circostanze lavorative, non può svolgere militanza sul territorio, di supportate concretamente e fattivamente la crescita di CPI.


Accanto alla newsletter inviata periodicamente agli iscritti, abbiamo sviluppato da qualche mese un gruppo facebook riservato ai soli websupporters che ci consente di coordinare "in tempo reale" la nostra attività.


In ogni caso, anche chi non ha moltissimo tempo per stare in Rete può dare un suo contributo, fosse anche solo economico con l'iscrizione di 10 euro, a CasaPound Italia.


Verrà ovviamente inviata a casa anche la specifica tessera di websupporter che vedi riprodotta qua sotto.


 


Cosa aspetti quindi? Vai alla pagina www.casapounditalia.org, segui il link a destra in homepage e diventa Websupporter!




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Brevi risposte a domande poste frequentemente


-CasaPound Italia è un'associazione di promozione sociale e non un partito. L'iscrizione ai websupporters è quindi compatibile con l'iscrizione a partiti, movimenti, o altre associazioni


-Per chi avesse avuto recentemente problemi a iscriversi dal form del sito: abbiamo risolto il problema tecnico che impediva a alcuni browser il corretto reindirizzamento alla pagina di iscrizione


-E' sufficiente avere 16 anni per potersi iscrivere


-Possono iscriversi ai websupporters e supportare CPI anche non italiani: in effetti il 20% circa dei websupporters è attualmente composto da francesi, spagnoli, inglesi, tedeschi, ecc :)


-Anche se non si è iscritti a paypal è sufficiente una carta di credito o una ricaricabile postepay per effettuare il pagamento dell'iscrizione. Per attivare una carta postepay, al costo di soli 5 euro, è sufficiente recarsi alle poste con un documento di identità valido e un codice fiscale, non è richiesto nessun altro documento.

PROGRAMMA COMPLETO "DIREZIONE RIVOLUZIONE"




Roma, 9 settembre – Dibattiti con nomi della politica e dell’informazione, da Stefania Craxi a Mario Sechi, da Pietrangelo Buttafuoco a Gabriele Adinolfi. Ma anche formazione, sport, musica, teatro, volontariato, impegno sociale e un omaggio video a Pietro Taricone. Da giovedì 15 a domenica 18 settembre CasaPound Italia, chiuso il terzo anno di attività, si ritrova nel cuore di Roma, nella ‘postazione nemica’ di Area 19, per ‘Direzione Rivoluzione’, la festa nazionale del movimento nato a giugno 2008. Quattro giorni di analisi, incontri, formazione, cultura che vedranno riunita nella ex stazione occupata alle spalle dell’Olimpico la base militante dell’associazione: quadri, iscritti e simpatizzanti affluiranno nella capitale da tutta Italia per confrontarsi e fare il punto su risultati raggiunti e obiettivi futuri.


 


Ricco il programma culturale della quattro giorni, che, tra contest radiofonici e dj set, dedica il venerdì alla prosa, con il Teatro non conforme che mette in scena ‘Qualcuno faccia qualcosa’, e sabato alla musica dal vivo, con il concerto di ZetaZeroAlfa, Innato senso di allergia, Weekender Offenders, Divampa, Fantasmi del passato, Blind Justice.


 


Venerdì e sabato saranno le due giornate clou anche sul fronte dei dibattiti. I nuovi scenari geopolitici e gli equilibri mondiali che vanno delineandosi anche alla luce della cosiddetta ‘primavera araba’ saranno al centro dell’incontro in programma venerdì alle 17.30. Parteciperanno il sottosegretario agli Affari Esteri Stefania Craxi, lo scrittore e giornalista Pietrangelo Buttafuoco e il giornalista di Nilenews Yussef Ismail. A seguire, la presentazione della nuova onlus di CasaPound Italia, Solidarité-Identités, già impegnata in progetti di solidarietà in Birmania, Kosovo e Kenya, sarà l’occasione per discutere della funzione dell’associazionismo nel settore della cooperazione con Franco Nerozzi della comunità solidarista Popoli e Walter Pilo dell’Uomo libero onlus. Venerdì sarà anche la giornata dell’omaggio a Pietro Taricone, l’attore scomparso un anno e mezzo fa, che è stato tra i principali fautori della nascita della squadra di paracadutismo sportivo di Cpi, il ‘Gruppo Istinto rapace’.


 


Dalla crisi all’incubo speculazione, passando per le delocalizzazioni e lo spettro delle privatizzazioni: la politica e l’economia saranno i temi centrali della giornata del sabato. Alle 17.30 il direttore de ‘Il Tempo’ Mario Sechi, il fondatore del centro studi Polaris Gabriele Adinolfi, il giornalista del ‘Sole 24 Ore’ Augusto Grandi e il vicepresidente di Cpi Andrea Antonini si confronteranno sugli ultimi avvenimenti che stanno scuotendo l’Italia, ma anche buona parte dell’Occidente. E di risposte alla crisi che ha investito il nostro Paese si parlerà anche nell’incontro successivo, quando il vicepresidente di Cpi Simone Di Stefano e il responsabile culturale dell’associazione Adriano Scianca presenteranno il nuovo programma del movimento. Concluderà la giornata di lavori l’intervento del presidente di CasaPound Italia, Gianluca Iannone.


 


Gli appuntamenti principali della festa verranno trasmessi in diretta su www.radiobandieranera.org
 

mercoledì 24 agosto 2011

24 AGOSTO 1943, ETTORE MUTI PRESENTE




A tredici anni viene espulso da tutte le scuole del regno per avere preso a pugni un professore. A quattordici scappa di casa per andare a combattere nella Grande Guerra ma i carabinieri lo rispediscono a casa.
L'anno seguente ci riprova e riesce ad entrare negli Arditi dove si ricopre d'onore. A diciassette anni è a Fiume con D'Annunzio che conia per lui l'appellativo di «Gim dagli occhi verdi». Durante l'esperienza fiumana Muti partecipa divertendosi come un matto. Infatti si combatte poco e lui si esibisce in imprese spericolate che hanno più del goliarda che del soldato. Sempre D'Annunzio dirà di lui: «Voi siete l'espressione del valore sovrumano, un impeto senza peso, un'offerta senza misura, un pugno d'incenso sulla brace, l'aroma di un'anima pura».
Poi è con Mussolini. Sarà alla testa dei Rivoluzionari che occuperanno la prefettura di Ravenna durante le operazioni della Marcia del 28 ottobre.
Nel 1927 subisce un attentato dal quale si salva per miracolo, con i medici che lo danno per spacciato; gli resterà come ricordo una cicatrice di 20 cm nel ventre.
In Africa entra in Aeronautica e pur di entrarvi, accetta il declassamento al grado di tenente. Sta nella squadriglia aerea "La disperata".
In Spagna dove parte volontario per la guerra civile, conquista varie medaglie al valore d'argento e d'oro. Dalla Spagna torna con il soprannome di «Cid alato». Partecipa alle operazioni in Albania.
Al ritorno diventa segretario nazionale del partito ma dà le dimissioni perchè si annoia (unica nota allegra: ha trasformato la sede del PNF in un ritrovo notturno dove si avvicendano le belle donne); pur potendo ottenere praticamente ogni cosa, volle andare «là dove c'è bisogno» e partecipa ai combattimenti in Francia. Per sua stessa ammissione, non era un uomo da scrivania ma d'azione, e smette di frequentare quei gerarchi che giudica negativamente, perdendo anche l'amicizia che aveva con Ciano.
Nel 1943 entra nei servizi d'informazione militari. In Spagna, dove si trova in missione per recuperare un radar americano, viene informato dal controspionaggio tedesco delle trattative di resa tra Badoglio e il nemico. Ingenuo perchè puro, Muti torna in Italia e mentre prova ad organizzare con Colombo la liberazione di Mussolini invia un dispaccio urgente a Vittorio Emanuele III chiedendogli d'incontrarlo perchè ha le prove dell'imminente tradimento del presidente del consiglio.
Nella notte tra il 23 e il 24 agosto il re fellone invia allora i carabinieri a prelevare lo scomodo personaggio nella sua dimora di Fregene con l'ordine di assassinarlo simulando un tentativo di fuga.
In una lettera spedita da Badoglio poco prima (il 20 agosto del 1943), al capo della polizia Carmine Senise si può leggere quanto recita testualmente: "Muti è sempre una minaccia. Il successo è solo possibile con un meticoloso lavoro di preparazione. Vostra Eccellenza mi ha perfettamente compreso".