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mercoledì 8 febbraio 2012

Roma, Casapound spiazza tutti (tratto da L'Espresso 8 febbraio 2012)

Il centro sociale di destra si vuole presentare alle elezioni. Ma contro Alemanno. E con un programma che occhieggia anche a sinistra: coppie di fatto, biotestamento, politiche sociali. Parla il leader del discusso movimento, Gianluca Iannone


Il centro sociale Casapound si candiderà con una sua lista alle prossime elezioni comunali a Roma. Una decisione che irrompe nella già caotica situazione politica nella capitale: chi dice che porterà via voti ad Alemanno, chi invece pensa che possa sedurre anche elettori di sinistra, chi immagina un successo di tipo grillino. 'L'Espresso' ha parlato di questo e altro con Gianluca Iannone, leader del discusso movimento politico.

Dopo i fatti di Firenze (un iscritto di Casapound che ha ucciso due senegalesi e poi si è suicidato) volevano chiudervi per legge. Voi invece vi presentate alle elezioni. E' una provocazione?
«No, è una proposta vera. Alle ultime elezioni abbiamo sostenuto Alemanno e siamo rimasti profondamente delusi: zero edilizia popolare pubblica e città nuovamente consegnata nelle mani dei palazzinari. Esattamente come Veltroni. Così abbiamo deciso di scendere in campo e di marcare le distanze sia da destra sia da sinistra».

A quale risultato puntate? E chi è il vostro candidato per il Campidoglio?
«Puntiamo a eleggere il sindaco, naturalmente. E in ogni caso siamo certi di ottenere un ottimo risultato, che dimostrerà quanto Casapound è importante nella vita politica di Roma. Quanto al candidato, lo ufficializzeremo a brevissimo: per il momento è ancora una sorpresa. Quello che posso dire è che puntiamo ad avere in lista intellettuali, artisti e liberi professionisti.»

Non è molto credibile, l'ipotesi che eleggiate il sindaco.
«Certo, c'è anche l'esigenza di dimostrare che siamo un soggetto politico a tutti gli effetti, non una banda di delinquenti che agisce nell'ombra. Noi parliamo con tutti: abbiamo organizzato incontri con la comunità cinese, con gli ex brigatisti rossi, con i gruppi Lgbt, dimostrando di avere una visione e una proposta politica. Eppure, nonostante questo, continuano a ributtarci nel ghetto!». 

Quel ghetto si chiama fascismo: sbaglio o tu ti definisci un"fascista del terzo millennio"?
«E' una definizione che mi ha dato un giornalista, ma devo dire che mi ci ritrovo».

Quindi ha ragione chi vi dà dei neofascisti.
«No, per niente. Il fascismo è stata una rivoluzione, l'unica che abbia effettivamente avuto luogo in questo paese, e per come la vedo io ha rappresentato una visione sociale avanzata, un fiorire dell'arte, dell'onestà, dell'ironia. Il fascismo costruiva, mentre quello che si definisce neofascismo ha sempre avuto come priorità quella di chiudersi in un ghetto e di difendersi. Noi vogliamo costruire».

Non vi sfuggirà che il fascismo sia stato un regime.
«Sono punti di vista: a nostro avviso in quell'epoca c'era più libertà d'espressione rispetto ad adesso. E comunque noi rivendichiamo la libertà di dire che il fascismo ha fatto molte cose positive, e che quelle cose vogliamo riprenderle. Guarda, viviamo in un paese nel quale il fascismo è durato vent'anni e l'antifascismo dura da sessantasei, e dietro questa parola, questo abracadabra, si nasconde il consolidamento di posizioni di potere. Vieni silenziato, ti vengono vietati cortei e iniziative, anche quando c'è l'alluvione a Genova e i tuoi militanti partono e vanno a dare una mano, anche quando ti spendi per fare volontariato».

Il fascismo ha fatto le leggi razziali.
«Noi non abbiamo paura di dire che furono un grave errore. E lo abbiamo fatto, in tutte le sedi possibili. Tra l'altro le leggi razziali allontanarono gli ebrei dalla rivoluzione fascista, di cui essi erano stati tra i protagonisti sin dalla marcia su Roma. Nel governo Mussolini del 1932 il ministro delle finanze, Guido Jung, era un ebreo. E non poteva essere diversamente, visto che la nostra cultura mediterranea è stata sempre un coacervo di culture diverse».

Fa un certo effetto sentir parlare di melting pot dal leader di una destra considerata xenofoba.
«In nessuno dei nostri interventi, dei nostri manifesti, delle nostre magliette, c'è traccia di odio nei confronti degli immigrati. Questa è una cosa che trovi nell'opera della Fallaci, tanto per dirne una: quello, non il nostro, è il "brodo di coltura" nel quale è germogliato l'odio. L'idea dello scontro delle civiltà, quella che vuole ipocritamente l'immigrazione selvaggia per poterla poi sfruttare economicamente. Dalle nostre parti quella roba non la trovi. Quando c'è stato il terremoto in Abruzzo siamo partiti, e appena arrivati al campo di Poggio Picenze ci siamo messi a disposizione della comunità macedone che aveva subito delle gravi perdite, facendoci carico di trovare loro un imam, una guida spirituale che potesse amministrare il loro culto. L'odio è altrove, in quelli che cantano "dieci, cento, mille Acca Larentia", che godono quando pensano a Piazzale Loreto, che vogliono cancellare le tante attività dei nostri ragazzi perché non rientrano nei loro canoni».

giovedì 26 gennaio 2012

YouTrend intervista Gianluca Iannone


Gianluca Iannone è il fondatore e il presidente di CasaPound Italia. Giornalista, cantante, politico, mente e anima del movimento, nelle ultime settimane ha fatto molto parlare di sé per le dichiarazioni sulla morte del procuratore aggiunto di Roma, Pietro Saviotti. YouTrend gli ha sottoposto una serie di domande per cercare di comprendere cosa ruota attorno allo stabile occupato di via Napoleone III all’Esquilino. Ecco le sue risposte.
Cos’è CasaPound? Quando, come e perché si forma?
“CasaPound nasce la notte del 26 dicembre 2003 come OSA (Occupazione a Scopo Abitativo) per dare un tetto a diciotto famiglie romane in stato di emergenza abitativa. Il palazzo diventa presto un centro di aggregazione politica, culturale e sociale per moltissimi giovani di tutta Italia desiderosi di cambiare una politica anti-nazionale fatta di speculazioni e interessi privati. Negli anni si sono formate in tutta Italia associazioni direttamente o indirettamente ispirate alla nostra battaglia e al nostro modo di vivere e pensare la politica. Nel 2008 è nata l’associazione di promozione sociale Casa Pound Italia come coordinamento su tutto il territorio nazionale di tutti questi giovani e queste associazioni”.
Lei è il leader di CasaPound Italia, nonché  fondatore e cantante del gruppo musicale simbolo del movimento, gli ZetaZeroAlfa, e direttore di Radio Bandiera Nera e di “Occidentale”. C’è il rischio di una sorta di “one man show”, una dipendenza accentratrice attorno alla sua figura e una totale identificazione Iannone-CasaPound?
“Assolutamente no, l’unica identificazione che esiste tra i nostri militanti è quella nell’Idea”.
Il fronte dell'edificio sede di CasaPound fino a qualche giorno fa…
Il messaggio che promana dai manifesti e dalla propaganda del movimento è che il programma economico di CasaPound sia incentrato in gran parte sulla questione della casa di proprietà e del mutuo agevolato (sociale). Quali sarebbero i provvedimenti di urgenza che il governo dovrebbe adottare in questo momento?
“La questione della casa di proprietà in realtà sarebbe facilmente risolvibile anche a livello locale, regionale o comunale a seconda dei singoli statuti, senza bisogno di una manovra del governo nazionale. Ma ovviamente andrebbe a minare gli interessi di chi col mattone ha costruito imperi miliardari e soprattutto lobbies politiche potentissime sulla pelle dei cittadini, quindi nessuno vuole muovere un dito per risolvere il problema. Se CPI fosse al governo di sicuro farebbe tutto il possibile per subordinare i mercati e la finanza allo Stato e metterli al servizio del popolo italiano. È criminale strozzare e dissanguare i cittadini perché si devono “tranquillizzare” i mercati e le borse”.
…e come appare oggi, dopo essere stato "intitolato" all'attore teatrale Carmelo Bene
Voi sostenete un intervento statale accentuato nella vita del cittadino, supportando un modello di welfare-state molto forte: come giudicate la manovra Monti? Su chi dovrebbe gravare la messa in ordine dei conti pubblici?
“La manovra Monti è assurda e deplorevole. Come dicevo prima, il pensare che le tasche degli Italiani possano essere svuotate perché si deve avere più credibilità nei mercati internazionali è degno del peggior incubo orwelliano. Questa è la classica manovra di chi vede il cittadino come un mezzo per aumentare i guadagni, di chi pensa prima di tutto ai flussi internazionali di denaro prima che al bene del proprio popolo. In questo paese poi c’è l’abitudine criminale di utilizzare tutto ciò che è pubblico per finanziare i propri interessi, quelli del proprio partito, della propria loggia o della propria lobby. Se si va a guardare lo spreco di denaro pubblico per i finanziamenti ad associazioni private si capisce benissimo dove potrebbero trovarsi i soldi per risanare un’economia volontariamente portata allo sfascio”.
La visione economica di CasaPound è molto “sociale”: ma è realistica un’Italia senza immigrati? Sarebbe un paese economicamente prospero e sostenibile?
“Il problema dell’immigrazione in realtà è molto più complesso di come viene presentato abitualmente. Non è solamente un problema, tra l’altro falso, di forza lavoro. Che poi anche il fatto di pensare una persona solamente in ottica di risorsa lavorativa o forza lavoro fa capire cosa pensino i nostri governanti dell’essere umano: come ho detto prima, solamente un mezzo per aumentare i guadagni. Pensare un mondo senza flussi di milioni di immigrati vorrebbe dire pensare un mondo dove nessuno è costretto a fuggire dal proprio paese portato alla fame da chi vuole spremerne fino all’ultima goccia le risorse naturali o strategiche. Vorrebbe dire pensare un mondo in cui ogni persona è ancorata al proprio popolo, alla propria cultura e alla propria storia e parte integrante di una comunità nazionale che può decidere da sola le sorti sue e dello Stato”.
Come si può aumentare la competitività?
“Si deve prima di tutto aumentare la competitività a livello nazionale, dando più peso ai nostri settori più importanti e strategici, siano essi industriali, energetici o commerciali, in modo da rendere solida la crescita economica, la produttività e in tal modo anche la richiesta di lavoro. Si deve dare grandissima importanza alla formazione universitaria strappandola ai baroni che su di essa parassitano e rendendola meno accademica per fare in modo che dalle università esca la futura classe dirigente e non dei bamboccioni trentenni. Soprattutto si deve dare peso politico a tutti i settori del lavoro rendendoli partecipi delle decisioni più importanti della vita politica nazionale”.
Qual è il suo giudizio sull’Euro e sul processo di integrazione europea? L’Euro può continuare a esistere nella sua forma attuale? Qual è il pensiero di CasaPound riguardo al movimento euroscettico?
“L’Euro è potenzialmente uno strumento e un’arma molto forte, capace in teoria di mettere in seria difficoltà, se non di minare fino alle fondamenta, il monopolio del Dollaro. Potenzialmente dico, perché affinché sia un’arma in questo senso è necessaria un’Europa che sia davvero unita, forte e salda nei suoi componenti nazionali e che non sia solamente una burocrazia stantìa in mano a una banca centrale gestita da uomini di una holding americana come la Goldman Sachs che difficilmente antepone gli interessi europei ai propri guadagni”.
Rapporto tra etica ed economia: quali vorreste fossero i principi-guida del sistema finanziario/economico/politico del paese?
“In realtà ne basterebbe solo uno e molto semplice: gli interessi del proprio popolo, della propria Nazione e dell’Europa vengono prima di tutto. Il mercato, l’economia e la finanza devono essere strumenti di questi interessi e per tanto devono essere subordinati al benessere pubblico e comune”.
Le banche vengono avvertite da più parti e in misura sempre maggiore come il “nemico pubblico”. Qual è la posizione di CasaPound al riguardo?
“Siamo d’accordo ma bisogna fare attenzione a non cadere nelle solite trappole demagogiche dell’antipolitica alla Grillo. Dire che le banche sono nemiche è giusto ma bisogna saper spiegare che dietro alle banche ci sono holding finanziarie internazionali, grandi famiglie miliardarie che vedono la politica nazionale come un ostacolo ai propri interessi che sono internazionali e internazionalisti. L’anti-politica è un boomerang perché porta allo sconforto, al menefreghismo e soprattutto al distacco verso il senso di Stato e Nazione. Non serve anti-politica, serve la vera politica”.
L’ondata di pacchi bomba verso Equitalia ha generato unanime condanna: dal vostro punto di vista come pensate si evolverà la situazione nel breve e nel medio periodo?
“Quello delle bombe ad Equitalia è un episodio gravissimo. Perché non si può pensare a una politica fatta di attentati e bombe. Perché non si può dare corda a chi vorrebbe le tensioni e le stragi per far passare sotto banco le sue trame strategiche e politiche. Soprattutto perché episodi del genere ostacolano le battaglie sociali di chi davvero combatte contro l’abominevole legge che dà ad Equitalia poteri praticamente illimitati contro i cittadini. Tutti quelli che da mesi raccolgono firme per abrogare questa legge ora hanno mille difficoltà in più nel portare avanti la battaglia”.
Come e perché ci si può definire “fascisti” oggi? Come si concilia un lessico politico “del passato” con un mondo così diverso e un contesto totalmente differente da quello in cui il termine è nato?
“Quando si parla di fascismo come una cosa del passato, francamente, mi metto a ridere. Qualcuno sa dirmi un’Idea più recente e originale del fascismo? La democrazia nasce ad Atene secoli avanti Cristo, il capitalismo, il socialismo e il comunismo nascono nell’800. Soprattutto ricordiamo che l’essenza stessa del fascismo sta nella continua sintesi per trovare una soluzione a qualunque problema purché si mantenga una visione etica, quasi mistica, dell’esistenza e dell’approccio alla vita. Il fascismo è slancio verso il futuro”.
Giornalismo e libertà di stampa: Iannone giornalista come vede le limitazioni adottate all’epoca dal regime fascista?
“Durante il fascismo Nicola Bombacci, fondatore del Partito Comunista, stampava in libertà il suo giornale “la Verità” e lo distribuiva tranquillamente ai suoi abbonati senza restrizioni. Durante il fascismo c’era continuo confronto, anche accalorato, su tutti i temi politici: basti pensare che Evola poteva polemizzare tranquillamente contro la decisione di Mussolini di fare il Concordato o che Berto Ricci, direttore de l’Universale, sulle pagine del suo giornale poteva polemizzare in tranquillità – anche con parole piuttosto pesanti – contro Roberto Farinacci, uno degli esponenti di spicco del PNF e del governo fascista. Ora invece se qualcuno scrive qualcosa di politicamente scorretto sulla propria pagina personale di facebook viene censurato, messo alla gogna e denunciato. Quindi, da giornalista, dico che in quest’epoca di censura e di dittatura forcaiola e bigotta chiamare “limitazioni” quelle del regime fascista è assai ridicolo”.
CasaPound combatte contro la massificazione ideologica ma i suoi militanti si autodefiniscono “fascisti del terzo millennio”. Il fascismo ha dato vita a una massificazione ideologica?
“Il fascismo è stato e continua ad essere anti-ideologico. Mussolini stesso definì il fascismo come “rifugio di tutti gli eretici, chiesa di tutte le eresie”. Forgiare una Nazione, un’identità e una volontà nazionale di certo non può essere definito come un processo di massificazione: questa può esserci solo dove le nazioni e i popoli non esistono più”.
Educazione e formazione: voi sottolineate l’importanza di creare una cultura di “destra”. Quali sono i modelli culturali più immediati di CasaPound Italia?
“Innanzitutto bisogna uscire dalla concezione di cultura di destra e di sinistra. Troppo spesso abbiamo assistito a scene grottesche e ridicole di rivendicazioni infantili da parte di alcune formazioni politiche che si spartiscono le figure culturali. Noi abbiamo omaggiato personaggi di sinistra come Che Guevara, Rino Gaetano, Luciano Bianciardi eppure non ci siamo mai smossi dalle nostre radici. La spartizione e la lottizzazione della cultura le lasciamo a chi cultura non ha. Detto questo i nostri modelli più immediati sono quelli che si trovano scritti sui muri dell’ingresso di CasaPound e vanno da Pound a Mussolini, da Marinetti a Ballard, da Platone a Nietzsche, da Giordano Bruno a Drieu La Rochelle”.
Secondo lei, sotto il governo Berlusconi è mancato un ceto culturale tale da imporsi mediaticamente come era avvenuto con altri pensieri politici negli anni precedenti? Se sì, a cosa è dovuto questo “gap”?
“In Italia si è imposta nei media una pletora di persone difficilmente definibili “ceto culturale”. Se si pensa che oramai la cultura la fanno i comici oppure i salotti pseudo-intellettuali che acclamano i grigi esistenzialismi sconfitti del cinema italiano ci si fa un’idea della “cultura” ufficiale italiana. A Berlusconi come alla sinistra manca del tutto il ceto culturale, la differenza sta nel fatto che la sinistra è stata capace di occupare quasi con precisione militare tutti gli spazi della cultura con i propri uomini”.
Cosa pensa del berlusconismo e degli anni del governo Berlusconi? Qual è il suo maggior merito e il suo maggior demerito?
“Il maggior merito è stato indubbiamente quello di aver bloccato o rallentato per qualche anno il piano delineato nel 1992 dai dirigenti di Goldman Sachs e dai loro portaborse di privatizzare l’Italia e di svendere tutti gli asset strategici della nostra nazione. I vari Amato, Draghi e Prodi, tutti uomini Goldman Sachs si sono resi protagonisti della lottizzazione e svendita di Iri, Olivetti, Enel. Ora è arrivato Monti, advisor di Goldman Sachs, e guarda caso iniziano i problemi di Finmeccanica e le voci di lottizzazione e svendita. Il maggior demerito sta nel fatto di aver accentrato tutto sulla sua figura senza creare un’alternativa nazionale a una sinistra portaborse della finanza, facendo sì che alle sue spalle si siano spesso insediati arrivisti senza alcun progetto politico pronti solo al guadagno nell’immediato”.
Quali sono i rapporti di CPI con la destra moderata (PDL – Alemanno) e la destra estrema italiana (Forza Nuova etc.) ed europea (ex. Le Pen)?
“Con Alemanno rapporti non ce ne sono. Ci sono rapporti spesso personali con esponenti di diversi partiti e non solo di destra. Anche all’estero abbiamo rapporti personali con militanti di moltissimi i movimenti cosiddetti di “estrema destra” ma non si può dire che abbiamo rapporti con un partito piuttosto che con un altro”.
Negli ultimi anni si è assistito ad un aumento della popolarità di formazioni di destra/estrema destra in tutta Europa: secondo lei, a cosa è dovuto?
“Proprio al fatto che spesso queste formazioni si sono fatte portavoce della battaglia della libertà dei popoli dalla schiavitù dei mercati”.
CPI combatte un certo mondo della sinistra (centri sociali) sul suo campo (musica, aggregazione, socializzazione, volontariato), riscuotendo numerosi consensi. Quali sono le ragioni di questo successo in tempo di antipolitica e disillusione?
“Le ragioni stanno tutte nel fatto che noi, come detto, non cediamo il passo all’antipolitica ma anzi promuoviamo un’alternativa politica, sociale ed esistenziale in un mondo vuoto e conforme. Noi non faremo mai la parte degli arresi o degli eremiti che si rifugiano nella propria nicchia come invece fanno quelli che sono “indignati” da ciò che li circonda”.
CPI viene spesso mediaticamente (e non solo) dipinta come un’organizzazione che fa della “violenza” un proprio modus operandi. Cos’è per voi la violenza?
“Violenza è aggredire gli studenti che manifestano uniti in piazza perché non sono più sotto il controllo del partito. Violenza è denunciare un tuo avversario politico pur sapendo che è innocente per poterlo togliere di mezzo dopo che ti ha sconfitto politicamente. Violenza è chiedere la chiusura dei movimenti degli avversari perché non sono prostrati al diktat forcaiolo e omologante. Violenza è chiedere la chiusura di un movimento avversario perché un matto che si è definito una volta simpatizzante ha fatto una strage, mentre il partito di chi chiede la chiusura ha tra i suoi dirigenti mafiosi e stupratori. Violenza è aizzare sui giornali e sui siti alla caccia al fascista perché si è democratici. Violenza è sperare che prima o poi la tensione arrivi al culmine in modo da avere per giorni articoli da scrivere e nemici da attaccare da dietro una scrivania. Violenza è sperare nelle stragi e negli omicidi per poter rafforzare il proprio ruolo”.
Negli ultimi giorni, pesanti critiche le sono piovute addosso per la pubblicazione sul suo profilo personale facebook di un messaggio di esultanza per la recente scomparsa del procuratore aggiunto di Roma, Pietro Saviotti. Quest’ultimo aveva indagato su esponenti del Blocco Studentesco coinvolti negli scontri di Piazza Navona e aveva firmato la richiesta di arresto per Alberto Palladino. In che modo questo giustificherebbe il festeggiamento di un decesso?
“Non ho mai detto che devo o che voglio essere giustificato. Ho fatto un commento, sicuramente criticabile, su una persona che ha fatto arrestare un mio militante, un mio fratello, pur senza prove e solo sulle basi di dichiarazioni non confermate di un avversario politico. Solo trovo assurdo che questo mio sfogo sia stato censurato da tutti quando qualche giorno prima qualche decina di esponenti di un partitello di estrema sinistra inneggiava alla strage di Acca Larenzia senza che nessuno si fosse indignato allo stesso modo”.
Nella giornata di venerdì 13 gennaio, lei è stato sentito come “persona informata dei fatti” in merito all’inchiesta sulla gambizzazione dell’ex-Nar Francesco Bianco. Qual è la sua posizione e quella di CPI riguardo ciò che sta succedendo attorno alle commemorazioni della strage di Acca Larentia?
“Sono stato sentito solamente perché ho partecipato a una discussione calda su facebook (sempre lui…) a cui partecipò anche Francesco Bianco pochi giorni o pochi momenti prima che subisse l’attentato. Quanto alla commemorazione di Acca Larentia, per noi è un momento importantissimo perché è il momento in cui ricordiamo tutti i nostri caduti. Ci fa schifo vedere quattro scappati di casa che inneggiano alla strage mentre qualche sedicente giornalista monta teoremi sull’eversione nera cogliendo come occasione l’organizzazione di una commemorazione dei caduti di una strage. Strage ancora impunita e dopo la quale sempre qualche sedicente giornalista puntò il dito sulla pista interna per alimentare le tensioni e per difendere i figliocci assassini. Di certo poi non amiamo chi usa questi eventi come palcoscenico per mettersi in mostra. A scanso di ulteriori equivoci voglio sottolineare che tra questi opportunisti non faccio affatto rientrare Francesco Bianco a cui va il mio abbraccio e quello di tutta CPI con l’augurio di vederlo presto in piedi”. 
Lo scrittore Ezra Pound
CasaPound Italia ha annunciato la candidatura di una propria lista autonoma e di un proprio candidato alle prossime elezioni comunali romane. Qual è la ragione di questa “discesa in campo”?
“Siamo nati durante il regime Veltroni, sindaco di sinistra, e abbiamo visto la nostra città in mano al degrado, alle speculazioni, al servilismo nei confronti dei poteri forti e allo smantellamento dei servizi pubblici per ingrassare mani private. Abbiamo poi assistito a 4 anni di Alemanno, sindaco di destra, e abbiamo visto la nostra città in mano al degrado, alle speculazioni, al servilismo nei confronti dei poteri forti e allo smantellamento dei servizi pubblici per ingrassare mani private. Il nostro entrare in campo era quindi un dovere nei confronti di Roma e dei Romani”.
La figlia di Ezra Pound, Mary de Rachewiltz, nei giorni scorsi ha denunciato CPI per uso indebito del nome di suo padre. Che ne pensate?
“Forse se venisse qui da noi si renderebbe conto di aver preso una bella cantonata. Il nostro obiettivo è quello di continuare la battaglia di Pound, aderente al fascismo e alla Repubblica Sociale, contro l’usura e contro la politica dei camerieri delle banche e della finanza internazionale. Continuando la sua battaglia facciamo rivivere la sua memoria e le sue Idee. Non credo proprio che questo possa dispiacere alla signora de Rachewiltz”. 
Quali sono i progetti di CPI per il futuro?
“Ridare al popolo italiano la sua dignità e alla nazione il suo ruolo. Riprendersi tutto”.

martedì 24 gennaio 2012

Minacce a CasaPound Ora indaga la Digos

INTIMIDAZIONI. «Ruffo...Ocio!» scritto sui muri dell'Università: «Gli occhi li aprano i mandanti politici», dice lo studente, vittima di due attentati in 4 anni



23/01/2012
Zoom Foto
Si comincia con le schermaglie, con i volantini e le scritte, poi qualche testa calda alza i toni, si tirano pugni e qualcuno alla fine finisce pure che si fa male. Era cominciata tempo fa, con un volantino di un pugno che mandava in frantumi la tartaruga, logo storico di CasaPound. All'entrata della biblioteca dell'università qualche settimana fa è stata vergata in nero una grande scritta “Ruffo…Ocio!!!” con sotto il logo dell'anarchia. Il riferimento a Marcello Ruffo, responsabile veronese di CasaPound molto chiaro.
I ragazzi di CasaPound rendono noto il grave fatto solo ora perché hanno sporto regolare denuncia contro ignoti per ribadire la posizione di non voler cadere in trabocchetti pericolosi da “guerra dei bottoni” .
«Noi facciamo politica. Non abbiamo tempo per farci intimidire o per compiere vendette di sorta, noi dobbiamo pensare a stare al fianco degli italiani in questo momento difficile per tutto il Paese, attaccato violentemente da un esercito che non ha patria né armi da fuoco e che fa riferimento alle congreghe bancarie e alla finanza internazionale. Le diatribe da “tribù” le lasciamo ai rivoluzionari della domenica che un giorno si fanno assegnare aule dal “potere” e il giorno dopo giocano ai giovani brigatisti rossi».
Ruffo nello specifico commenta così le minacce alla sua persona: «Stiano tutti molto tranquilli che i miei occhi sono sempre aperti, vedono mandanti e manovalanza incosciente. In quattro anni di CasaPound Verona ho subito due attentati esplosivi, danneggiamenti alla mia auto e non sarà certo una scritta spray davanti ai luoghi che frequento abitualmente che mi farà desistere dalla battaglia intrapresa per la giustizia sociale». E conclude: «Gli occhi li aprano i mandanti morali nei partiti, nei sindacati e chi tuttora tollera questo clima per quieto vivere personale». Sulle scritte indaga la Digos. Sono state fotografate e catalogate. Così come sono ancora aperte le indagini sugli attentati che ha subito la sede di CasaPound in galleria Marconi. In più occasioni durante la notte sono state posizionate bombe carta davanti agli ingressi. In un'occasione all'interno c'erano ancora dei ragazzi che hanno rischiato di bruciare o di essere colpiti dalle schegge delle vetrate.

Alessandra Vaccari 

domenica 22 gennaio 2012

MINACCE A CASAPOUND E AL COORDINATORE SCALIGERO IN UNIVERSITA'


VERONA, 20 GENNAIO 2012 - "Non tolleriamo che i nostri militanti subiscano minacce per il loro impegno politico"  cosi esordisce l’associazione CasaPound Italia in merito alle scritte minatorie contro il responsabile veronese Marcello Ruffo, vergate gli ultimi giorni di Dicembre. "Il 5 Dicembre avevamo denunciato pubblicamente l’assegnazione di un’aula fissa al collettivo “Studiare con lentezza” da parte del Prof. Romagnani, diventata a tutti gli effetti una sede degli anarco-insurrezionalisti per la battaglia NO-TAV. Lo testimoniano le riunioni continue che vengono effettuate e pubblicizzate. Riteniamo  ingiusto che degli studenti ricevano spazi pubblici solo per la loro militanza affine con qualche professore, mentre i nostri eletti negli organi studenteschi non vengono nemmeno ricevuti a colloquio da Presidi e Rettore, per non parlare dei continui divieti di qualsiasi tipo di attività promossa dalla nostra lista Blocco Studentesco."  Nei giorni tra Natale e fine anno sono comparsi nella zona del chiostro San Francesco e della biblioteca Frinzi, cuore della vita universitaria, grandi manifesti neri ciclostilati con un pugno che mandava in frantumi la tartaruga, logo storico di CasaPound. All’entrata della Biblioteca era stata vergata in nero una grande scritta “RUFFO…OCIO!!!” con sotto il logo dell’Anarchia. L’associazione rende noto il grave fatto solo ora perché ha sporto regolare denuncia contro ignoti per ribadire la posizione di non voler cadere in trabocchetti pericolosi da “guerra dei bottoni”  "Noi facciamo Politica. Non abbiamo tempo per farci intimidire o per compiere vendette di sorta, noi dobbiamo pensare a stare al fianco degli Italiani in questo momento difficile per tutto il Paese, attaccato violentemente da un esercito che non ha patria né armi da fuoco e che fa riferimento alle congreghe bancarie e alla finanza internazionale. Le diatribe da “tribù” le lasciamo ai rivoluzionari della domenica che un giorno si fanno assegnare aule dal “potere” e il giorno dopo giocano ai giovani brigatisti rossi."  Ruffo nello specifico commenta così le minacce alla sua persona  "Stiano tutti molto tranquilli che i miei occhi sono sempre aperti, vedono mandanti e manovalanza incosciente. In 4 anni di CasaPound Verona ho subito due attentati esplosivi, danneggiamenti alla mia auto e non sarà certo una scritta spray davanti ai luoghi che frequento abitualmente che mi farà desistere dalla battaglia intrapresa per la Giustizia Sociale" e conclude "gli occhi li aprano i mandanti morali nei partiti, nei sindacati e chi tutt’ora tollera questo clima per quieto vivere personale"


Articolo Corriere del Veneto 22 gennaio

martedì 17 gennaio 2012

L'Arena Lun 16 Gen 2012 - "POPOLI" al Marconi. L´operato della onlus veronese spiegato a centinaia di studenti.


Due volontari per raccontare la storia dei Karen





Così tanto l´interesse che s´è dovuti andare avanti tre mattine, suddividendo le classi per età. Conferma che se ai ragazzi vengono spiegate le cose per quello che sono, la loro attenzione resta alta. Da giovedì a sabato gli studenti dell'istituto Marconi, (su indicazione dei tre eletti come rappresentanti di istituto di Blocco Studentesco) si sono succeduti nel teatro delle suore Gressner per ascoltare e vedere racconti dei volontari della onlus Popoli che dal 2001 si occupa di portare farmaci e medici in Birmania, attraversando il confine in maniera clandestina, per aiutare il popolo Karen, etnia perseguitata dal regime militare di Rangoon. «0% droga, 100% identità», è stato il titolo delle conferenze che hanno tenuto due volontari di Popoli, che più volte sono stati nella giungla birmana a portare il loro aiuto a una popolazione che da oltre sessant´anni lotta per affermare la propria identità e indipendenza e che lotta contro i produttori di mentanfetamine di cui la Birmania è grande produttrice. Droga che poi finisce sui mercati occidentali.


Le tre giornate sono state suddivise tra la proiezione del film a tema “John Rambo” (uscito e boicottato nelle sale nel 2008), a cui è seguito un dibattito che ha visto come ospiti i responsabili ed alcuni giovanissimi volontari della Comunità Solidarista Popoli, onlus con sede a Verona, da più di dieci anni impegnata in quelle terre, con l´apporto di aiuti umanitari e consulenze mediche.


Sono state proiettate anche le immagini che testimoniano l´impegno della onlus in Birmania.

martedì 20 dicembre 2011

[AGENPARL] Interrogazione alla Camera sull'arresto di Alberto Palladino


(AGENPARL) - Roma, 20 dic - "Accertare le modalità secondo le quali si è verificato l'arresto" del militante di CasaPound Alberto Palladino, in particolare riguardo "all'esposizione in manette a decine di operatori e fotoreporter", e assumere iniziative contro le "ricorrenti aggressioni subite dai militanti di CasaPound". Lo chiede, in un'interrogazione al Ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, un gruppo di deputati Fli, Pdl, Pt e Fareitalia, avente a primo firmatario Enzo Raisi (Fli).


"Alberto Palladino - premettono gli interroganti - giovane esponente del Blocco Studentesco e responsabile di zona dell'associazione di promozione sociale CasaPound Italia in IV Municipio a Roma, è stato arrestato il 30 novembre con le accuse di lesioni aggravate, violenza privata e porto d'arma impropria in relazione all'aggressione denunciata da alcuni esponenti del movimento giovanile del Pd e avvenuta la notte del 3 novembre 2011 a Prati Fiscali, nello stesso IV Municipio".


"Nel trasferimento dalla caserma dei carabinieri al carcere a Regina Coeli, Palladino, nonostante fosse in manette, è stato esposto alle riprese fotografiche di decine di operatori e fotoreporter presenti fuori dalla caserma dei carabinieri. Le accuse contestate a Palladino si basano esclusivamente sulle dichiarazioni di tre dei cinque aggrediti, che affermano di averlo riconosciuto, e non hanno trovato ulteriori riscontri. Le mazze ferrate che sarebbero state usate da Palladino non sono state trovate dai carabinieri, che pure sono intervenuti immediatamente sul luogo dell'aggressione, interrompendola, ma sarebbero state loro consegnate il giorno dopo da alcuni degli aggrediti, insieme a un manifesto di CasaPound risalente al 2009". 


"Nonostante l'accusa sia di lesioni aggravate dall'uso delle armi - proseguono i deputati - come emerge chiaramente dal verbale della deposizione del suo principale accusatore, il capogruppo del Pd in IV Municipio Paolo Marchionne non ha mai affermato che Palladino avesse un'arma in mano, ma anzi ha sostenuto che, unico tra i presenti a volto scoperto, Palladino lo avesse preso per il bavero con la mano destra, avvicinandosi e di fatto facilitando il riconoscimento. Le tre parti offese che hanno riconosciuto Palladino, lo hanno individuato sulla base di un fascicolo fotografico nel quale erano presenti solo esponenti del Blocco studentesco e nessuno che avesse nelle fattezze una seppure remota somiglianza con Palladino, come invece è prassi".


"In IV Municipio - si legge infine nell'interrogazione - ci sono 4 occupazioni, non a scopo abitativo, riconducibili alla sinistra extraparlamentare cosiddetta no global. In IV Municipio CasaPound Italia, per dare un alloggio a 17 famiglie, ha occupato prima una scuola abbandonata, la 'Parini', che ha dovuto lasciare subito dopo in seguito a un corteo non autorizzato della sinistra che aveva scatenato una sorta di guerriglia nel quartiere, e poi uno stabile vuoto che ha preso il nome di 'Val d'Ala 200'. Palladino è stato il responsabile di entrambe le occupazioni di CasaPound in IV Municipio e si è trovato più volte a dover far fronte in prima persona agli assalti allo stabile, messi in atto in varie occasioni con l'avallo del Pd da qualche centinaio di manifestanti dei centri sociali. In tali occasioni il Marchionne si distingueva sia per il sostegno diretto che per la partecipazione fisica alle manifestazioni non autorizzate, organizzate e condotte con grande pericolo per l'ordine pubblico, da elementi dei centri sociali di zona riconducibili alla sinistra extraparlamentare, sia per la richiesta, in consiglio municipale, di sgombero e azioni di forza nei confronti delle occupazioni operate da CasaPound. Palladino è stato bersaglio di un atto terroristico solo pochi mesi fa, il 29 aprile 2011, quando una bomba carta è stata fatta esplodere contro il portone del palazzo in cui vive la sua famiglia e una scritta intimidatoria è stata lasciata sotto lo stabile: 'Tana per Zippo'".
 

domenica 18 dicembre 2011

Corriere del Veneto (Verona) 17 dicembre - Senegalesi in corteo e CasaPound telefona: «Vi siamo vicini»


VERONA — Qualcuno, una telefonata del genere, non se la sarebbe aspettata.


Eppure ieri non solo si sono parlati ma hanno anche gettato le basi per un confronto pubblico. Da una parte il coordinatore di CasaPound Verona, Marcello Ruffo. Dall’altra Moustapha Wagne, rappresentante del Coordinamento Migranti che oggi con la comunità senegalese manifesterà in ricordo di Samb Modou e Diop Mor, uccisi a Firenze.


«Non verremo in piazza per evitare contestazioni con le frange dell’estrema sinistra - ha scritto poi Ruffo a Wagne - Vi siamo vicini in questo momento tragico e confermiamo la disponibilità a qualsiasi tipo d’incontro, perchè la xenofobia non è nel nostro dna. Sull’immigrazione abbiamo una posizione precisa... siamo contrari all’immigrazione di massa ma siamo lontani dall’idea di trovare facili capri espiatori...».


Wagne ha confermato la disponibilità a un incontro pubblico in cui «CasaPound chiarisca e dimostri di non aver nulla a che fare con qualsiasi tipo di razzismo».

giovedì 8 dicembre 2011

Quotidiano "L'Arena" 07/12/2011 - UNIVERSITÀ. Protesta nei confronti di Avezzù «Ci nega le aule»


Blocco studentesco contro il preside «Era solo un omaggio al poeta Barbarani».
Di Dio sta con loro


Il Blocco studendesco è sul piede di guerra e protesta contro la «mancanza di libertà di espressione all'università».
È successo l'altro giorno nel cortile di fronte alla mensa dell'ateneo dove i ragazzi del Blocco, gruppo di destra e vicino a Casapound, ha promosso un sit-in per manifestare dissenso per le mancate risposte da parte del preside di Lettere e filosofia, Guido Avezzù, alla richiesta di utilizzo di una sala per un incontro di poesia.
Non una serata di stampo politico, che avrebbe potuto scatenare tensioni in università, ma un omaggio al poeta vernacolare Berto Barbarani. «Per l'ennesima volta ci siamo scontrati contro un muro di gomma, che ha impedito l'organizzazione di un incontro culturale, benché tutte le richieste siano state stilate secondo la procedura», spiega Martina Poli, consigliere di facoltà a Lettere che mostra le lettere inviate al preside, al rettore e al direttore del dipartimento che illustravano nel dettaglio il programma dell'incontro.


«Già a maggio Avezzù non ha approvato la nostra richiesta», spiega Poli, «sostenendo di dover aspettare la pubblicazione di un regolamento per la concessione di spazi ai gruppi studenteschi, del quale non si è mai avuta notizia. A quanto pare gli iter burocratici valgono solo per noi». La studentessa sostiene infatti che un'aula del piano terra sarebbe stata assegnata «al collettivo di sinistra Studiare con Lentezza, mai presentatosi a regolari elezioni ma che gode di enormi privilegi».
«Da quando abbiamo iniziato l'attività in Università», conclude Marcello Ruffo, studente del Blocco e responsabile di Casapound Verona, «siamo sempre stati sottoposti a un fuoco incrociato nel tentativo di negarci la parola. Chiediamo quindi che le istituzioni locali facciano luce su quanto sta accadendo all'università».


A rispondere all'appello è l'assessore alle Pari opportunità Vittorio Di Dio, che attacca il preside Avezzù anche sui social network definendolo un «professore politicizzato che non fa il bene dell'ateneo». Di Dio appoggia la protesta del Blocco studentesco e dice: «Avezzù sta diventando l'emblema della disparità di opportunità all'interno della facoltà».


G.COZ.



mercoledì 9 novembre 2011

GIOVEDI 10 NOVEMBRE - GIANLUCA IANNONE IN DIRETTA SU RADIO ROCK

Domattina alle 9 il presidente di CPI Gianluca Iannone sarà in diretta su Radio Rock per un'intervista. L'emittente è ascoltabile anche in streaming su www.radiorockroma.it
Sarà possibile intervenire in diretta tramite sms e mail e, trattandosi di storica emittente di sinistra, tali interventi sono a maggior ragione importanti. Ci incontreremo per commentare e coordinarci dalle 8 e 45 sul gruppo "RBN Live", al quale chi non è ancora è iscritto può aderire andando all'indirizzo http://www.facebook.com/groups
/244313168957228/ e iscrivendosi.

venerdì 21 ottobre 2011

"L'ARENA" 21/10/2011 - CASAPOUND RICORDA UNA STRAGE DONANDO IL SANGUE

A BORGO TRENTO. Iniziativa nazionale

CasaPound ricorda una strage donando il sangue
Una dozzina gli universitari recatisi al centro trasfusionale


«Io ho quel che ho donato». Con questo slogan CasaPound Italia ieri mattina ha promosso, nell'anniversario della strage di Gorla, una raccolta di sangue in 25 piazze italiane. Da Aosta a Palermo, da Bolzano a Sassari, i militanti di Cpi, in collaborazione con altre associazioni, sono stati nei centri trasfusionali per compiere un concreto atto di solidarietà che ciascuno può compiere a costo zero e con un minimo sforzo, ma sempre con responsabilità.
Una dozzina di universitari hanno iniziato la tipizzazione per donare il sangue, come possono fare tutte le persone con un'età compresa tra i 18 e i 65 anni, in buone condizioni fisiche generali e con un peso non inferiore ai 50 chilogrammi. L'iniziativa, pensata in ricordo dei 184 piccoli martiri uccisi il 20 ottobre del 1944 dal bombardamento alleato sulla scuola elementare Francesco Crispi nel quartiere Gorla a Milano, sarà un appuntamento annuale ed è organizzata dal Grimes, il Gruppo di intervento di medicina sociale di Cpi, un'associazione di medici e infermieri volontari nata con l´obiettivo da un lato di informare e supportare i cittadini perché possano difendersi dai difetti del sistema sanitario, dall'altro di promuovere azioni concrete.


Ragazzi di CasaPound al Centro trasfusionale di Borgo Trento DIENNE

domenica 9 ottobre 2011

NOI A FIANCO DI CHI NON HA CASA, VOI DI CHI LE COSTRUISCE


"Il Comune di Roma, non contento di aver disatteso gli impegni assunti contestualmente al pacifico sgombero di via Val d'Ala, nel quartiere Montesacro, oggi effettua uno sgombero coatto a Casalmonastero, dove molte di quelle famiglie avevano trovato rifugio".


 


Così in una nota Andrea Antonini, vice-presidente di Casapound Italia, sullo sgombero effettuato questo mattina da decine di agenti in tenuta antisommossa. "In periodo di crisi, tutte le istituzioni - Prefetto, Questore, Sindaco - che quattro mesi fa avevano promesso la sistemazione delle 31 famiglie in stato di grave emergenza abitativa, hanno trovato le risorse economiche per effettuare uno sgombero traumatizzante per donne, anziani, disabili e bambini".


 


Continua la nota "Siamo stufi di sentire appelli al rispetto delle istituzioni quando queste sono le prime a tradire quotidianamente una fiducia che, oramai, i cittadini non le accordano più". Conclude la nota "La prossima settimana saremo in Capidoglio per mostrare al Sindaco che, mentre i suoi collaboratori si ingrassano all'ombra del Marco Aurelio, migliaia di famiglie pagano sulla propria pelle una crisi governata solo con le forze di polizia".