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mercoledì 18 gennaio 2012

Roma: CasaPound Italia, ora chi ha avallato minacce Pacifici chieda scusa


Roma, 17 gennaio – ‘’Delle eventuali scuse di Riccardo Pacifici non sappiamo che farcene, perché evidentemente il suo atteggiamento è impregnato di preconcetti ideologici’’. Lo afferma in una nota il vicepresidente di CasaPound Italia, Andrea Antonini, in merito all’individuazione dell’autore del furto delle tre pietre d'inciampo, dedicate alle sorelle Spizzichino, vittime dell'Olocausto, asportate il 12 gennaio scorso in via S.Maria in Monticelli, a Roma.


‘’Alla comunità ebraica romana – aggiunge Antonini - diciamo che le gravissime dichiarazioni del suo presidente, Riccardo Pacifici, hanno delineato un inesistente scenario di attriti con CasaPound Italia. Ci chiediamo il perché di un simile atteggiamento, visto che il nostro è un movimento politico che non ha mai avuto problemi di sorta con la comunità ebraica stessa, né con nessuna altra comunità religiosa, e se possa aver dato fastidio a Pacifici l’annuncio che parteciperemo alle comunali di Roma del 2013’’.


‘’Adesso – conclude Antonini - ci aspettiamo le scuse da parte delle istituzioni e in particolare di tutti coloro che, come il governatore del Lazio Renata Polverini, che ha addirittura paventato un inquietante riaffacciarsi dell'antisemitismo, il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, con il loro silenzio hanno avallato parole che, a detta dello stesso Pacifici, costituiscono delle minacce nei nostri confronti’’.


martedì 17 gennaio 2012

STA CRESCENDO E VIEN DAL BASSO..






L'Arena Lun 16 Gen 2012 - "POPOLI" al Marconi. L´operato della onlus veronese spiegato a centinaia di studenti.


Due volontari per raccontare la storia dei Karen





Così tanto l´interesse che s´è dovuti andare avanti tre mattine, suddividendo le classi per età. Conferma che se ai ragazzi vengono spiegate le cose per quello che sono, la loro attenzione resta alta. Da giovedì a sabato gli studenti dell'istituto Marconi, (su indicazione dei tre eletti come rappresentanti di istituto di Blocco Studentesco) si sono succeduti nel teatro delle suore Gressner per ascoltare e vedere racconti dei volontari della onlus Popoli che dal 2001 si occupa di portare farmaci e medici in Birmania, attraversando il confine in maniera clandestina, per aiutare il popolo Karen, etnia perseguitata dal regime militare di Rangoon. «0% droga, 100% identità», è stato il titolo delle conferenze che hanno tenuto due volontari di Popoli, che più volte sono stati nella giungla birmana a portare il loro aiuto a una popolazione che da oltre sessant´anni lotta per affermare la propria identità e indipendenza e che lotta contro i produttori di mentanfetamine di cui la Birmania è grande produttrice. Droga che poi finisce sui mercati occidentali.


Le tre giornate sono state suddivise tra la proiezione del film a tema “John Rambo” (uscito e boicottato nelle sale nel 2008), a cui è seguito un dibattito che ha visto come ospiti i responsabili ed alcuni giovanissimi volontari della Comunità Solidarista Popoli, onlus con sede a Verona, da più di dieci anni impegnata in quelle terre, con l´apporto di aiuti umanitari e consulenze mediche.


Sono state proiettate anche le immagini che testimoniano l´impegno della onlus in Birmania.

martedì 10 gennaio 2012

Perché ci piace Ezra Pound (tratto da www.ideodromocasapound.org)




Con Gallesi e la bravissima anglista Caterina Ricciardi dell’Università di Roma sono andato a parlare d’economia poundiana in CasaPound, un palazzo di sei piani occupato a Roma da un centro sociale antagonista, che vi ha sistemato una ventina di famiglie sfrattate dalla speculazione e svolge un’attività polemica contro l’usurocrazia […]. [Si tratta di] rari segnali vitali in un quadro politico stagnante e sconfortante».



Giano Accame


Vilmente ghignanti di affilata soddisfazione quando il poeta si rigirava nella gabbia da zoo in cui l’avevano rinchiuso, ora si preoccupano di quanto lo stesso si rivolti nella tomba. Non hanno pudore né dignità i poundiani dell’ultimissima ora, i custodi dell’ortodossia, di ogni ortodossia, dell’ortodossia in quanto tale. Sempre in cerca di una verità assoluta di cui vantare il monopolio, ora pretenderebbero persino di difendere Ezra Pound da CasaPound. Un nome, quest’ultimo, che suona alle loro orecchie come peccato di lesa maestà: del poeta, dicono, ma il potere che vedono oltraggiato è solo il loro. Perché in fondo lo sanno, non lo comprendono razionalmente ma lo avvertono, lo percepiscono nell’aria, come un brivido sull’epidermide: se Pound fosse qui, oggi, sarebbe con noi e non con loro.


Ad ogni modo, ad uso dei pigri, precisiamo che a CasaPound piace Ezra Pound perché:


● In un’epoca in cui qualsiasi cialtrone con velleità da provocatore si crede “anticonformista”, in cui il coraggio intellettuale è merce rara e la coerenza un lusso per pochi, Ezra Pound si assunse fino in fondo le responsabilità delle sue azioni e delle sue parole, pagandole entrambe con la tortura e la vendetta antifascista. È bene ricordare come il maggior poeta vivente, dopo la “liberazione”, venne rinchiuso, sessantenne, in una gabbia da zoo a cielo aperto per tre settimane. Con un secchio lercio per gabinetto, con il cemento nudo per branda, esposto al sole di giorno e ai fari accecanti di notte, sorvegliato a vista, esposto alle intemperie. Trasferito in America, passò tredici anni in manicomio criminale. Il primo anno e mezzo rimase in una corsia senza finestre, lampadine sempre accese, rarissime visite che ogni volta potevano durare massimo un quarto d’ora e comunque sempre in presenza di un secondino. Una dimensione di completa alienazione, senza luce del sole, senza contatti con l’esterno, senza dignità, senza senso. Ce l’hanno chiuso i democratici, mica noi. Non basta aver detto che “se un uomo non è disposto a rischiare per le sue idee o non valgono nulla le sue idee o non vale nulla lui”. Quel che conta è esserne stato all’altezza.


● Perché, pensando alla millenaria lotta fra l’usura e il lavoro, Pound individuò nel problema abitativo – da sempre centrale nelle battaglie di Cpi – il terreno essenziale in cui è maggiormente riscontrabile lo strangolamento dei popoli ad opera degli usurai. Dovendo lanciare la sua invettiva anti-usurocratica, il poeta non a caso inizia ricordando che «Con usura nessuno ha una solida casa / di pietra squadrata e liscia». È nota anche la passione poundiana per il punto 15 del Manifesto di Verona della Rsi, in cui si affermava: “Quello della casa non è soltanto un diritto di proprietà, è un diritto alla proprietà”. Pound gradirà moltissimo il gioco di parole, citandolo nel canto 78, nel 100 e nel 108. E le gradiamo anche noi: esiste, nel panorama politico italiano, una proposta più poundiana del mutuo sociale?


● Perché in un’epoca di attacco alla sovranità politica, finanziaria e monetaria degli Stati, in un’epoca di crisi – una crisi che hanno provocato i “buoni”, i liberali, i democratici, quelli che oggi stabiliscono nuove liste di proscrizione senza aver mai pagato per i loro crimini – l’insegnamento di Pound sui crimini dell’usura torna d’attualità. «L’usuraio distruggerà ogni ordine sociale, ogni decenza, ogni bellezza», dice il poeta. La sua cosiddetta “eresia economica” non è altro che un sistema di principi volto a realizzare la “directio voluntatis” in un mondo senza direzione e senza volontà. In un momento in cui la Grecia pensa di mettere all’asta il Partenone per salvare uno Stato sull’orlo della bancarotta, Pound dice: «Il tempio è sacro / perché non è in vendita». In un’epoca in cui i flussi finanziari si basano su una quantità di denaro infinitamente superiore a quello relativo all’economia reale, Pound mette in guardia dal denaro creato “ex nihilo”. «Nella storia – scrive Pound – troviamo due forze: una che divide, spezza e ammazza, l’altra che contempla l’unità del mistero». CasaPound vuole essere il fascio di forze che unisce la nazione. Per questo fa rabbia a chi “divide, spezza e ammazza”.


● Perché in un mondo che ammucchia in maniera disordinata linguaggi e culture, che divora carne umana dissimulando i genocidi dietro la facciata della simpatica babele colorata, Pound ha mostrato la via per un cosmopolitismo sano, attento alle differenze e mai dimentico delle radici. Nei suoi Cantos si alternano inglese e italiano, ideogrammi cinesi, linguaggio provenzale, espressioni dialettali e persino geroglifici egiziani. Il tutto, però, pensato in una composizione organica, armonica, che tiene lontano la confusione priva di centro. Pound poeta globale e “no global” allo stesso tempo, Pound alfiere degli scambi culturali ma non del baratto dell’anima, contro le ristrettezze culturali e le de-formazioni.


● Perché, a dispetto dei ruminanti della cultura che banchettano sulle spoglie della sua opera, nonostante i “professori” e gli “intellettuali”, Pound dimostrerà sempre un’affinità spirituale con il popolo, con chi vive un’esistenza magari semplice ma autentica, con chi dona se stesso. È il caso della “eroina di Rimini” del Canto LVIII, la ragazza «un po’ tozza ma bella» che, dopo essere stata stuprata dagli Alleati, condurrà una truppa canadese in un campo minato, suicidandosi per dar la morte all’invasore. «Gagliardo lo spirito della pupetta / cantava, cantava incantata di gioia, / or’ora per la strada che va verso’l mare. / Gloria della patria! Gloria! Gloria / morir per la patria nella Romagna!». Un’eroina popolare che farà esclamare al poeta: «Nel settentrion rinasce la patria /
ma che ragazza! / Che ragazze, / che ragazzi, / portan ‘ il nero!», dove ovviamente il settentrione è quello della Rsi. E come dimenticare l’incontro tra Pound e Benito Mussolini avvenuto il 30 gennaio 1933, nel quale il poeta consegna una copia dei canti 1-30 al Duce. Quest’ultimo li sfoglia, legge per un po’, poi esclama: «È divertente». Il commento appare a prima vista naif, superficiale, quasi irridente. Tale, almeno, è sembrato negli anni ai soloni della cultura. Non così all’autore dei Cantos, che proprio a questo episodio dedicherà l’incipit del canto numero 41: «“Ma qvesto”, / disse il Duce, “è divertente”/ afferrando il punto prima degli esteti». Insomma, Mussolini (“The Boss”, nella versione originale), con il suo intuito popolaresco, arriva prima e più lontano degli “esteti”. Gli “esteti”, ovvero quelli che oggi voglion dare lezioni di poundismo ai ragazzi che ancora portano il nero…


● Perché – e volutamente poniamo questo punto per ultimo – Ezra Pound fu fascista. Luca Gallesi, uno degli studiosi poundiani più quotati, lo ha riconosciuto con chiarezza: «L’autore dei Cantos è stato, indiscutibilmente, fascista» (Le origini del fascismo di Ezra Pound, Ares, p. 15). Le occasioni di sostegno di Pound a Mussolini e al suo regime sono infinite, troppo lunghe per essere ricordate in modo esauriente e sinteticamente riassunte nel solare saluto romano che offrirà ai giornalisti dopo la sua liberazione. Pound vede nella patria del fascismo «l’unico paese in Europa dove esistesse una resistenza di una certa solidità contro l’usurocrazia internazionale». In un celebre saggio paragona il Duce a Jefferson. Nei suoi celebri radiodiscorsi, circa 300 tra il 1941e il 1943, illustra le sue teorie, predica la pace, chiede agli americani di non lasciarsi abbindolare dalla propaganda di chi ha interesse a muovere guerra all’Italia. Il suo attivismo su quotidiani, riviste, università, personalità del regime è a dir poco febbrile. Viene ricevuto da Mussolini, che di lui dirà: «Il mio amico Pound ha ragione. La rivoluzione è guerra all’usura». Il poeta arriverà persino a scrivere una sceneggiatura cinematografica a tutt’oggi inedita, Fiamme nere, dedicata alla rivoluzione fascista. Durante la Rsi non solo non abbandona il fascismo, ma intensifica il suo impegno in camicia nera, giungendo persino a creare di propria mano manifesti murali 40×70 e 10×70 centimetri con frasi confuciane di propaganda da affiggere sui muri di Rapallo. Pound precursore dell’attacchinaggio selvaggio!


Per tutto questo e per tanto altro, oggi Ezra Pound starebbe con noi. E magari sussurrerebbe in modo impercettibile: che ragazze, che ragazzi…

sabato 24 dicembre 2011

VENERDI 30 DICEMBRE, RED PARTY CAMPARI AL CUTTY SARK VERONA


Roma: CasaPound Italia, domiciliari a Palladino ma continueremo a batterci per sua libertà piena


Roma, 23 dicembre – Il gip di Roma ha concesso i domiciliari ad Alberto Palladino, il responsabile di CasaPound Italia nel IV Municipio di Roma, arrestato lo scorso 30 novembre per l’aggressione denunciata dal capogruppo del Pd in IV Municipio Paolo Marchionne.


‘’Dopo aver letto le incredibili motivazioni, evidentemente ideologiche, con le quali il Tribunale del Riesame di Roma aveva respinto la richiesta di scarcerazione per Palladino – afferma il presidente di CasaPound Italia Gianluca Iannone – questa decisione più mite del gip, che pure aveva disposto la misura della custodia cautelare in carcere nei suoi confronti, ci restituisce un minimo di fiducia nella giustizia. Riteniamo comunque ingiusto e fuori misura l’aver lasciato ai domiciliari un ragazzo incensurato di 23 anni per un’accusa che non poggia su nient’altro se non sulle accuse lanciate da un antagonista politico e non suffragate da altre prove e continueremo a batterci perché al responsabile di Cpi sia al più presto restituita la piena libertà’’.


‘’Partire dal presupposto che il reato sia reiterabile perché Cpi è un movimento che fa della violenza un metodo di lotta politica, come ha sostenuto il Riesame e come, in qualche modo, sembra confermare il gip disponendo i domiciliari per Palladino – sostiene Iannone -, è un assurdo giuridico perché non solo non c’è una sentenza né un elemento di diritto che possa avallare questa convinzione, ma non esiste nemmeno un sia pur minimo elemento di fatto che possa giustificarla se non il pregiudizio nei confronti di un movimento che sconta la presunta appartenenza a un mondo ‘ontologicamente’ violento come l’estrema destra’’.

venerdì 23 dicembre 2011

MICROGRAMMA, dispacci da CasaPound Verona. Anno due numero tre (set-ott-nov-dic 2011)



Sembra impossibile, ma anche il 2011 si avvia verso la conclusione. Anno impegnativo, anno di battaglie, anno di consolidamento per tutta CasaPound Italia, che ha registrato un significativo incremento di mille iscritti tra le proprie fila, nonché l’apertura di diversi nuovi spazi in giro per lo Stivale.


Il quadrimestre autunnale coperto da questo numero di Microgramma è iniziato con la riapertura del Cutty Sark dopo la pausa estiva, settimana allietata dalla visita di comitive tedesche, spagnole e svizzere, e quindici giorni dopo con la festa nazionale “Direzione Rivoluzione” tenutasi come di consueto a Roma ad Area 19, l’ex stazione Farnesina abbandonata dopo i Mondiali del 90 e occupata daii nostri nell’aprile del 2008.

Per continuare a leggere scaricare il pdf da http://www.megaupload.com/?d=AYYJYSRW


in questo numero:


    a cura di Werewolf
 


    a cura di Thomas
 


    a cura di Teo
 


    a cura di HarryUp
 


    a cura di Werewolf
 


    a cura di Duca Conte Semenzara
 


    a cura di Nik
 


    a cura di Muppet e Audrey
 


    la onlus di CasaPound Italia
 



 

FELPA CUTTY SARK


martedì 20 dicembre 2011

[AGENPARL] Interrogazione alla Camera sull'arresto di Alberto Palladino


(AGENPARL) - Roma, 20 dic - "Accertare le modalità secondo le quali si è verificato l'arresto" del militante di CasaPound Alberto Palladino, in particolare riguardo "all'esposizione in manette a decine di operatori e fotoreporter", e assumere iniziative contro le "ricorrenti aggressioni subite dai militanti di CasaPound". Lo chiede, in un'interrogazione al Ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, un gruppo di deputati Fli, Pdl, Pt e Fareitalia, avente a primo firmatario Enzo Raisi (Fli).


"Alberto Palladino - premettono gli interroganti - giovane esponente del Blocco Studentesco e responsabile di zona dell'associazione di promozione sociale CasaPound Italia in IV Municipio a Roma, è stato arrestato il 30 novembre con le accuse di lesioni aggravate, violenza privata e porto d'arma impropria in relazione all'aggressione denunciata da alcuni esponenti del movimento giovanile del Pd e avvenuta la notte del 3 novembre 2011 a Prati Fiscali, nello stesso IV Municipio".


"Nel trasferimento dalla caserma dei carabinieri al carcere a Regina Coeli, Palladino, nonostante fosse in manette, è stato esposto alle riprese fotografiche di decine di operatori e fotoreporter presenti fuori dalla caserma dei carabinieri. Le accuse contestate a Palladino si basano esclusivamente sulle dichiarazioni di tre dei cinque aggrediti, che affermano di averlo riconosciuto, e non hanno trovato ulteriori riscontri. Le mazze ferrate che sarebbero state usate da Palladino non sono state trovate dai carabinieri, che pure sono intervenuti immediatamente sul luogo dell'aggressione, interrompendola, ma sarebbero state loro consegnate il giorno dopo da alcuni degli aggrediti, insieme a un manifesto di CasaPound risalente al 2009". 


"Nonostante l'accusa sia di lesioni aggravate dall'uso delle armi - proseguono i deputati - come emerge chiaramente dal verbale della deposizione del suo principale accusatore, il capogruppo del Pd in IV Municipio Paolo Marchionne non ha mai affermato che Palladino avesse un'arma in mano, ma anzi ha sostenuto che, unico tra i presenti a volto scoperto, Palladino lo avesse preso per il bavero con la mano destra, avvicinandosi e di fatto facilitando il riconoscimento. Le tre parti offese che hanno riconosciuto Palladino, lo hanno individuato sulla base di un fascicolo fotografico nel quale erano presenti solo esponenti del Blocco studentesco e nessuno che avesse nelle fattezze una seppure remota somiglianza con Palladino, come invece è prassi".


"In IV Municipio - si legge infine nell'interrogazione - ci sono 4 occupazioni, non a scopo abitativo, riconducibili alla sinistra extraparlamentare cosiddetta no global. In IV Municipio CasaPound Italia, per dare un alloggio a 17 famiglie, ha occupato prima una scuola abbandonata, la 'Parini', che ha dovuto lasciare subito dopo in seguito a un corteo non autorizzato della sinistra che aveva scatenato una sorta di guerriglia nel quartiere, e poi uno stabile vuoto che ha preso il nome di 'Val d'Ala 200'. Palladino è stato il responsabile di entrambe le occupazioni di CasaPound in IV Municipio e si è trovato più volte a dover far fronte in prima persona agli assalti allo stabile, messi in atto in varie occasioni con l'avallo del Pd da qualche centinaio di manifestanti dei centri sociali. In tali occasioni il Marchionne si distingueva sia per il sostegno diretto che per la partecipazione fisica alle manifestazioni non autorizzate, organizzate e condotte con grande pericolo per l'ordine pubblico, da elementi dei centri sociali di zona riconducibili alla sinistra extraparlamentare, sia per la richiesta, in consiglio municipale, di sgombero e azioni di forza nei confronti delle occupazioni operate da CasaPound. Palladino è stato bersaglio di un atto terroristico solo pochi mesi fa, il 29 aprile 2011, quando una bomba carta è stata fatta esplodere contro il portone del palazzo in cui vive la sua famiglia e una scritta intimidatoria è stata lasciata sotto lo stabile: 'Tana per Zippo'".
 

domenica 18 dicembre 2011

Corriere del Veneto (Verona) 17 dicembre - Senegalesi in corteo e CasaPound telefona: «Vi siamo vicini»


VERONA — Qualcuno, una telefonata del genere, non se la sarebbe aspettata.


Eppure ieri non solo si sono parlati ma hanno anche gettato le basi per un confronto pubblico. Da una parte il coordinatore di CasaPound Verona, Marcello Ruffo. Dall’altra Moustapha Wagne, rappresentante del Coordinamento Migranti che oggi con la comunità senegalese manifesterà in ricordo di Samb Modou e Diop Mor, uccisi a Firenze.


«Non verremo in piazza per evitare contestazioni con le frange dell’estrema sinistra - ha scritto poi Ruffo a Wagne - Vi siamo vicini in questo momento tragico e confermiamo la disponibilità a qualsiasi tipo d’incontro, perchè la xenofobia non è nel nostro dna. Sull’immigrazione abbiamo una posizione precisa... siamo contrari all’immigrazione di massa ma siamo lontani dall’idea di trovare facili capri espiatori...».


Wagne ha confermato la disponibilità a un incontro pubblico in cui «CasaPound chiarisca e dimostri di non aver nulla a che fare con qualsiasi tipo di razzismo».

venerdì 16 dicembre 2011

Strage Firenze: CasaPound, mentre comunità senegalese Bari accetta invito a commemorazione Emiliano incita all’odio


Iannone, dal sindaco parole irresponsabili e punibili in base a legge Mancino
 


Roma, 16 dicembre – ‘’Mentre il console e il presidente della comunità senegalese di Bari accoglievano CasaPound Italia riconoscendo il comune dolore per la tragedia di Firenze e consegnando agli esponenti dell’associazione la bandiera del loro paese per il ricordo delle vittime della strage in programma domani alle 11 in piazza San Ferdinando, il sindaco del capoluogo pugliese, Michele Emiliano, continuava la sua campagna d’odio nei confronti del nostro movimento, invitando invano la questura e la IX Circoscrizione a ritirare l’autorizzazione al presidio e all’occupazione di suolo pubblico per la commemorazione a cui la stessa comunità senegalese ha promesso di partecipare, e per la successiva presentazione della onlus di Cpi, Solidarité-Identité’’. Lo afferma in una nota Gianluca Iannone, presidente di CasaPound Italia.


‘’Incitando a un ‘odio per il diverso’ che sarebbe punibile in base alla legge Mancino, lo spregiudicato e  ‘politicamente corrotto’ sindaco di Bari, evidentemente, prova a distogliere l’attenzione dei suoi concittadini dalla sua gestione fallimentare della città. E lo fa senza nessun timore di scatenare guerre razziali o di armare la mano di terroristi e pazzi assassini – prosegue Iannone - E’ nelle parole irresponsabili di Emiliano e degli altri sindaci che continuano a chiedere di revocare a CasaPound sale e autorizzazioni e di escluderla dalla vita politica e sociale del Paese, infatti, che trovano legittimazione gli atti sconsiderati di chi tenta di assaltare le nostre sedi, lancia minacce di morte, invoca l’immunità per chi uccide i fascisti. Come d’altra parte è evidente anche spulciando la bacheca Facebook del sindaco, dove, non di rado, compaiono commenti su questo stile, che Emiliano prudentemente si affretta a far cancellare’’.

CasaPound Italia: Iannone, da 'Repubblica' e 'Manifesto' vergognosa opera di disinformazione


 


Roma, 16 dicembre – ''‘Repubblica’ non si smentisce e dopo l’osceno articolo di ieri sul ‘doppio volto’ di CasaPound persevera nella sua grossolana opera di disinformazione e mistificazione con la pubblicazione del video ‘CasaPound: tra attività e fascismo’. Si tratta in realtà di un video ufficiale di propaganda di CasaPound Italia, in cui sono state tagliate le immagini considerate troppo positive, in particolare quelle riguardanti cultura, sport e solidarietà, e inserite non senza una certa malagrazia immagini che riguardano altri gruppi. Un modo come un altro per alimentare confusione e allontanarsi sempre più dalla verità e dalla capacità di rappresentare le cose, nel bene o nel male, per quello che sono''. Lo afferma in una nota Gianluca Iannone, presidente di CasaPound Italia.


 


''Ma c’è anche chi è riuscito a superare ‘Repubblica’ - aggiunge Iannone - Si tratta di Saverio Ferrari che sul ‘Manifesto’ è arrivato addirittura a inventarsi il testo di una mail che sarebbe stata indirizzata a tutti i responsabili locali di CasaPound Italia per invitarli a tacere sul fatto che Gianluca Casseri fosse un simpatizzante di Cpi. Una circostanza non solo falsa, ma assurda, visto che il comunicato di CasaPound che spiegava i rapporti di Casseri col movimento è precedente all’uscita in agenzia della notizia da altre fonti. A dimostrazione del fatto che CasaPound, al contrario di altri, agisce sempre alla luce del sole’’.

mercoledì 14 dicembre 2011

UN PANDORO PER I KAREN

In vendita al Cutty Sark (via Poloni 30 Verona - aperto dal mercoledì alla domenica dalle ore 20) come ogni anno i pandori della Comunità Sodalirista Popoli Onlus, da dieci anni impegnata in Birmania a fianco del popolo karen.

Per i tuoi regali natalizi, contribuisci a sostenere attività di volontariato concrete!

www.comunitapopoli.org
www.solidarite-identites.org






martedì 13 dicembre 2011

FIRENZE: CASAPOUND ITALIA, NEL DNA DI CPI NON E' CONTEMPLATA XENOFOBIA


Roma, 13 dic.  - ''Nel dna di CasaPound Italia la xenofobia non è contemplata, così come non ha luogo di esistere la violenza discriminatoria, tanto che mai a nessuno di noi è stata contestata una qualche aggravante per motivi razziali, etnici o religiosi. Al contrario, abbiamo provveduto negli anni a sporgere querela contro centinaia di articoli di giornale, comunicati di partito e blog ogni qual volta ci hanno accusato di essere razzisti, omofobi, xenofobi o responsabili di atti di discriminazione violenta''. Lo afferma CasaPound Italia in una nota, ''diffidando chiunque dal mettere in relazione la tragedia della follia che ha provocato quattro morti oggi a Firenze con le attività politiche portate avanti dal movimento''.


'Sull'immigrazione - spiega Cpi - abbiamo una posizione precisa, razionale, che non apre il varco a fraintendimenti di sorta né a derive violente. Siamo contrari al fenomeno dell’immigrazione di massa, coltello che taglia da entrambi i lati, che sradica e umilia tanto l’ospite che l’ospitante, ma nello stesso tempo, come è nostro costume, lontani dall'idea di trovare facili capri espiatori, partiamo da un dato di realtà e cerchiamo sempre e comunque il confronto, anche con le comunità di immigrati''.


''D'altra parte - aggiunge Cpi - la stessa sede centrale di CasaPound Italia è in piena 'Chinatown' romana, e questo non ha mai provocato problemi di alcun genere. Anzi, proprio con la comunità cinese della Capitale il 19 dicembre abbiamo in programma un incontro pubblico per confrontarci su come si possa collaborare per rendere maggiormente vivibile il quartiere che ci ospita, l'Esquilino. Questo è lo stile di CasaPound Italia, uno stile che talvolta ci ha anche alienato qualche simpatia nel mondo della destra radicale, ma che rivendichiamo con orgoglio, consapevolezza e nessun rimpianto o nostalgia''

venerdì 9 dicembre 2011

FIRMA LA LEGGE, FERMA EQUITALIA - DOVE FIRMARE A VERONA


EQUITALIA: CASAPOUND, ATTENTATO GESTO RIPUGNANTE CHE INDEBOLISCE UNA BATTAGLIA SACROSANTA


Roma, 9 dicembre - ''Un gesto vile e miope messo in atto da chi non ha a cuore il vero interesse della Nazione e finisce a fare il gioco del potere che a parole sostiene di voler combattere''. Così il presidente di CasaPound Italia Gianluca Iannone commenta l'attentato contro Equitalia messo a segno oggi a Roma. 


''L'uso delle bombe è un atto che ci ripugna e che non serve a nulla se non a indebolire l'azione positiva di chi invece si batte ogni giorno nelle strade e nelle piazze contro l'usura legalizzata di Equitalia'', afferma Iannone, che esprime solidarietà al direttore generale ferito dal plico esplosivo.


''Per chi davvero vuole cambiare un sistema che non funziona, il modo di agire è un altro - aggiunge il leader di CasaPound - Cpi, attraverso un sito web (www.fermaequitalia.org), azioni simboliche e banchetti in tutta Italia, ha già raccolto centinaia di firme per una legge di iniziativa popolare che limiti lo strapotere della società di riscossione dell’Agenzia delle Entrate e ripristini alcuni principi irrinunciabili di giustizia sociale, impedendo ad Equitalia di iscrivere ipoteche su immobili destinati ad abitazione principale per crediti inferiori al 30% del valore dell'immobile e di pignorare beni strumentali dell’impresa o percentuali di credito superiori al 20% del totale iscritto in bilancio; obbligandola ad applicare il tasso di interesse legale nella rateazioni dei crediti; revocandole la possibilità di condurre indagini finanziarie; diminuendo la percentuale che l’ente guadagna sui piccoli crediti riscossi raddoppiando invece la percentuale sui grandi crediti per incentivarla a perseguire i grandi evasori''.