domenica 29 gennaio 2012

Lettera Politica 329: Ezra Pound/Casa Pound (a cura di Paolo Danieli)























Casa Pound, nella galassia della destra, è il fenomeno più originale degli ultimi decenni. Li conosco anch’io i ragazzi della Casa Pound di Verona. Sono un bel gruppo. Educati, gentili, preparati, intraprendenti, attivi e numerosi. Per lo più studenti. Bei ragazzi e belle ragazze del nostro tempo che si ritrovano nella loro sede, al Cutty Sark, una via di mezzo fra un bar, una libreria e una sede politica. Fanno delle cose intelligenti. Organizzano incontri culturali e politici sottoforma di conversazioni al banco del loro bar, molto free, molto coinvolgenti.
Si occupano anche dei problemi della scuola e dell’università, dove hanno una legale rappresentanza studentesca, anche se ogni tanto le autorità accademiche negano loro gli spazi dove fare le assemblee, cosa che non farebbero mai con le organizzazioni universitarie di sinistra.
Sono di destra, anche se loro con un po’ di snobismo amano definirsi provocatoriamente di estremo- centro- alto e si ispirano, con tutti gli opportuni adeguamenti alla mutata realtà, alla destra giovanile e radicale degli anni ’70. Non sono per niente nostalgici, anche perché tra le radici che si sono scelti c’è quella del futurismo che tutto poteva essere tranne che nostalgismo. Ciò non toglie però che si richiamino alla Tradizione più profonda della civiltà europea ed ai pilastri culturali e ideali della destra politica del continente.
Qualche volta ci vado anch’io nella loro sede, perché mi piace parlare con loro, perché assomigliano moltissimo a com’ero io alla loro età, perché sono organizzati e si muovono esattamente come noi alcuni decenni fa: la stessa fede, lo stesso spirito, la stessa mentalità. E da nessuno di loro, dico nessuno, ho mai sentito sparare cazzate – che pure a quell’età potrebbero essere anche tollerate- o  fare discorsi men che corretti. Quando hanno subito due attentati alla loro sede non ho mai sentito uscire dalle loro bocche parole che potessero essere interpretate come desiderio di ritorsione o vendetta. E la stessa maturità politica la stanno dimostrando in questi giorni, dopo che il loro leader, Marcello Ruffo, è stato oggetto di minacce.
Adesso però gli vogliono togliere il nome. La figlia di Ezra Pound, Mary, si è rivolta agli avvocati perché non vuole che il nome del padre venga usato da Casa Pound. E i soliti intellettuali le si sono accodati. Il grande Marcello Veneziani ha risposto, a difesa del buon diritto di questi giovani di utilizzare il nome di Pound, con un articolo su “il Giornale” dicendo che se i geni sono universali, ognuno è libero di venerare il genio che vuole. Ed ha ragione. Perché se il grande poeta americano è riconosciuto universalmente come un genio egli è patrimonio dell’umanità ed a maggior ragione di quelli che, come i ragazzi di Casa Pound, lo onorano al punto da farne la loro bandiera. E tra una bandiera e una carta bollata sappiamo bene che cosa avrebbe scelto il poeta.

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