venerdì 6 giugno 2008

tratto da "L'ARENA"

Venerdì 6 Giugno 2008

«Noi, fascisti del terzo millennio, siamo orfani»



Dopo oltre un mese di “silenzio stampa”, i giovani di Blocco studentesco hanno aperto le porte delle loro riunioni, per condividere e far conoscere il movimento e il loro pensiero.

Idee, «che nulla hanno a che vedere con la deriva di violenza fine a se stessa, che ha provocato quanto accaduto a porta Leoni», hanno spiegato gli organizzatori dell’incontro di presentazione che si è tenuto in un pub di via Galliano. «Un silenzio, quello tenuto da noi del Blocco dopo l’omicidio di Nicola Tommasoli, fortemente voluto per due motivi. Il primo è che siamo totalmente estranei a quanto accaduto. Il secondo è che, anche se siamo stati erroneamente tirati in mezzo, il clima era ancora troppo caldo e denso di polemiche per poter auspicare un dialogo e un confronto aperto», ha spiegato Marcello Ruffo di Blocco studentesco, l’associazione nazionale che si occupa perlopiù di tematiche inerenti al mondo della scuola, che qui a Verona è nata un anno e mezzo fa e conta una ventina di “ufficiali”, vale a dire i membri effettivi, e un gruppo più corposo di simpatizzanti. Tra le questioni in cui è più attivo il fronte del movimento, che si riconosce nella corrente politica della Destra radicale e si sente vicino a partiti quali la Fiamma Tricolore e la Lega Nord, quelle sul caro-libri e l’attuazione del Libro di testo unico negli istituti, della giovinezza al potere nelle scuole e nelle università. E ancora la difesa del diritto alla casa e al lavoro e l’inserimento della meritocrazia anche per i docenti. «Portiamo avanti questi temi cercando il dialogo. Senza promuovere scioperi inutili ma credendo in ciò che facciamo. Non giustifichiamo la violenza in nessun caso, se non per legittima difesa, e di certo non siamo all’altezza delle grandi trame nere che spesso ci vengono dipinte alle spalle», ha spiegato Ruffo, «non ci possiamo dire fascisti, non avrebbe senso: il più grande di noi è nato nell’85 e di certo non siamo dei nostalgici. E nemmeno neo-fascisti, anche questo è un capitolo della storia ormai concluso. Ci definiamo più che altro orfani o, se vogliamo, i fascisti del terzo millennio». Una corrente nuova, insomma, che volutamente s’identifica in simboli che non sono la croce celtica o il saluto romano ma un marchio nuovo: un cerchio con un fulmine che lo attraversa. Un modo per smarcarsi dalle etichette preconfezionate e quindi dai pregiudizi, anche se poi nei colori, nei volantini, nelle felpe e negli slogan alcuni dei luoghi comuni appartenuti ad un certo tipo di fascismo sembrano ritornare. I.N.

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